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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Legalità ed imprenditoria femminile: la scommessa vinta di “SoleInsieme”

C’è un “fil rouge” che a Reggio unisce il mettersi in gioco, l’impegno per la legalità e la giustizia, la voglia di fare impresa sociale, l’ambizione di ripensare gli spazi della città e il loro rapporto con la cittadinanza e C’è un “fil rouge” che a Reggio unisce il mettersi in gioco, l’impegno per la legalità e la giustizia, la voglia di fare impresa sociale, l’ambizione di ripensare gli spazi della città e il loro rapporto con la cittadinanza e di affermare un nuovo concetto collettivo dei beni sottratti alle mafie, il desiderio di produrre sapere ed innovazione, il piacere di stare insieme. E’ quello di “SoleInsieme” e dell’azione “ReActionCity Women” che l’ha generata.Creazioni
E di fili, quelli con i quali producono, modificano o recuperano lavorando sui tessuti, se ne intendono le donne che al civico 53 di via Possidonea di Reggio Calabria, animano la sartoria nata dall’esperienza dell’omonima coop presieduta da Giusy Nuri che, insieme all’associazione “Agape” guidata da Mario Nasone e alla consigliera di parità della Provincia Daniela De Blasio, le ha sottratte a solitudine, violenze e diritti negati. Sono loro, insieme ad una rete di soggetti istituzionali e sociali, ad essere state le protagoniste di un progetto, cioè quel “ReActionCity Women” generato dalla più ampia tattica permanente di innovazione sociale urbana “ReActionCity”, portata avanti dalla professoressa Consuelo Nava e dall’associazione “Pensando Meridiano”, che ha dimostrato come anche in riva allo Stretto e nel resto della Calabria sia possibile una tale impresa. E come da esso, l’esperienza di “SoleInsieme” ne è dimostrazione, possa scaturire un vero e proprio filone dallo straordinario impatto in termini di partecipazione civile, aggregazione sociale, diffusione di conoscenza, pratiche innovative, lotta alla ndrangheta e sviluppo economico ed occupazionale.
L’immobile, a pochi passi dal Castello Aragonese, era di proprietà del cosiddetto “Re dei videopoker” Gioacchino Campolo e, dunque, era un luogo di illegalità. Ed anche di degrado. L’immobile, che ospitava una bottega, si caratterizzava per cattive condizioni igieniche, presenza di scarti ed abusi edilizi. Ma dal progetto, partito con un protocollo d’intesa firmato nel novembre 2014, quel sito è diventato luogo di giustizia e di bellezza. A renderlo tale, a partire dal gennaio 2015, con l’inizio dei lavori, riscattandolo in maniera innovativa e sostenibile ed aprendolo alla città in modo partecipato, è stato un network composto da “SoleInsieme”,”Agape”, “Pensando Meridiano”, Provincia, Comune, Tribunale, Casa circondariale, Confindustria e Confcommercio (issuu.com/pensandomeridiano/docs/08_022016_reaction_woman).
Come eraNel dettaglio, il bene, assegnato dal presidente della Sezione di prevenzione del Tribunale reggino Ornella Pastore alla coop, è stato oggetto di un intervento integrato, coordinato dai medesimi De Blasio, Nava, Nuri e Nasone insieme a Giuseppe Mangano ed Alessia Palermiti di “Pensando Meridiano”: il progetto tecnico di riqualificazione, congiuntamente all’architetto Cesare Sant’Ambrogio, e le attività di comunicazione sono stati curati da quest’ultima associazione; grazie alla disponibilità della direttrice Maria Carmela Longo, i lavori sono stati realizzati anche da alcuni detenuti del carcere di Arghillà, a testimonianza come siano importanti anche la rieducazione e il reinserimento e non conti solo la pena; Provincia, Comune, Confindustria e Confcommercio hanno sostenuto il progetto fornendo supporto, materiali e formazione. E i cosiddetti “makers”, ovvero giovani professionisti ed associazioni, dal luglio 2015 hanno dato vita alle attività del “Cantiere evento”, ossia momenti comunicanti all’esterno la carica innovativa del progetto e la sua evoluzione, come quello che ha visto la presenza dei ragazzi partecipanti ai campi nazionali di “Libera”, e del laboratorio “Recycle”, relativo al retrostante cortile attrezzato in modo sostenibile con materiali creativamente recuperati alla creazione di uno spazio sociale aperto. Azioni, queste, culminate con l’inaugurazione del febbraio 2016.
«Inizialmente si era generato un equivoco. Alcuni venivano in sartoria per beneficienza, ma col passare del tempo si sono capite la professionalità e la qualità del nostro lavoro e si è creata una clientela fidelizzata. Siamo apprezzati per cosa sappiamo fare e per cosa facciamo, non c’è solo la nostra storia e il consumo etico. Perché ci teniamo alla qualità di quello che facciamo. Insomma, abbiamo superato lo scetticismo iniziale, ci abbiamo sempre creduto. E ormai siamo compresi come una vera e propria impresa. Impresa sociale, ma sempre impresa. E al femminile».Creazione È con orgoglio che la Nuri racconta le donne di “SoleInsieme”. Parole, quelle della presidente della coop, pronunciate nel retrostante “cortile sociale”, mentre dentro le laboriose donne sono intente a ideare e creare in un ambiente dove la diffusa presenza di materiali ed attrezzi dimostra la vitalità di questo spazio (https://www.facebook.com/SoleinsiemeSartoriaSociale).
Donne che, dal 2014, all’interno della rete “Madri in difficoltà”, hanno trovato la forza di reagire alle difficoltà della vita, di fare squadra e di mettersi in gioco da protagoniste, prima nell’ambito delle pulizie, poi in quello dell’assistenza domiciliare agli anziani e, infine, adesso, soprattutto, in quello sartoriale. E che non solo sono abili con filo, ago, forbice, metro e macchina da cucire, capaci di realizzare ogni tipo di abito (anche costumi di carnevale o da danza), di recuperarne con i classici interventi di sartoria (orli, cerniere, eccetera), di comporre tende ed altri elementi d’arredo (come lampade o coperture di divani e poltrone), di inventare e produrre originali gadget (pochettes e coccarde di nascita come esempi) e la prima collezione tessile estiva di “SoleInsieme” caratterizzata da borse in stile “navy” e colorati parei acquistabili anche presso “Le Botteghe delle Terre del Sole” in via del Torrione 89. Ma anche di dare un grande contributo civile, basti pensare ai momenti di formazione e ai tirocini organizzati per giovani ed altre fasce deboli, come quelli di taglio e cucito, e ai rapporti instaurati con realtà associative e scolastiche, sia nel promuovere questa esperienza che nel collaborare per altri progetti di innovazione sociale. E di dar vita ad una vera e propria famiglia, dove tutte paritariamente si sentono parte di un progetto e responsabilizzate dal loro ruolo all’interno della cooperativa, così come principali interpreti della loro vita attraverso la possibilità di realizzarsi dentro di un positivo contesto lavorativo e sociale.
«Il nostro è un progetto ampio e a lunga durata. Andando oltre l’assistenzialismo, consapevoli del problema occupazionale amplificato per queste donne, ma forti del nostro progetto, pensando a fasi, ci siamo posti degli obiettivi, ce l’abbiamo messa tutta e li abbiamo raggiunti. Ed altri ce ne stiamo ponendo per il futuro. Cortile RecycleAd esempio, abbiamo partecipato al bando di “Fondazione per il Sud” perché vogliamo incrementare la formazione per una maggiore preparazione delle nostre lavoratrici e rinnovare le nostre attrezzature. Siamo un bel gruppo che sta insieme e produce in armonia e che guarda avanti con fiducia e voglia di fare» è l’impegno della Nuri.
Dall’esperienza di “ReActionCity Women” è emerso un nuovo approccio relativamente ai beni sequestrati e confiscati alla ndrangheta, cioè quello di recuperarli e valorizzarli in modo innovativo e partecipato e andando oltre la loro dimensione “sociale” di un gruppo per toccare quella “collettiva” della comunità territoriale. A testimoniarlo due esempi. Cioè “ReActionCity Challenging”, strategie ed azioni attraverso una mappatura di alcuni beni della Locride elaborata da “Pensando Meridiano”, locale “Caritas”, “Libera” nazionale e “Progetto Policoro” (www.pensandomeridiano.com/reaction-challenging).
Ed anche la “Fabbrica urbana dell’innovazione e della creatività”, la cosiddetta “FabCity”, che “Pensando Meridiano” e “Reboot” vogliono realizzare a Reggio in un capannone confiscato allo stesso Campolo in località Calamizzi, da bonificare da scarti ed amianto e trasformare in “hub” urbano riferimento per giovani, studenti, gruppi e tutta la cittadinanza per cultura, formazione, ricerca, impresa, sostenibilità, promozione sociale e territoriale (https://www.pensandomeridiano.com/fabcity).