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Lunedì, 23 Settembre 2019

Lettera aperta del consigliere Guagliardi al manager dell’Asp di Cosenza

“Egregio Direttore,
mi è capitato qualche giorno fa di dovermi recare, per motivi di salute di un mio congiunto, presso il Pronto Soccorso di Castrovillari. Naturalmente di fronte a necessità più urgenti della mia, aspettai rispettosamente il mio turno senza ricorrere a scorciatoie che la mia carica avrebbe sicuramente trovato, augurandomi di risolvere il tutto in poco tempo. Appena giunto nella sala d’attesa, la prima cosa che mi colpì fu l’umore di ammalati e parenti che aspettavano di essere visitati. C’era chi era arrabbiato contro i politici ladri, chi rassegnato, chi gemeva inutilmente, chi cercava di telefonare a qualcuno per rassicurarlo, altri che inseguivano il primo infermiere o ausiliario per sollecitare la visita. C’era insomma un stato d’animo di forte disagio, anche se variegato, a fronte di urgenze e preoccupazioni di coloro che erano stati costretti a ricorrere all’assistenza medica. In tutto una quindicina.
Sentendo gli umori dei presenti me ne stavo ai margini della ressa, alquanto imbarazzato cercando di non corrispondere alla rabbia dei presenti.
Per mia sfortuna, fui notato da alcuni operatori, alcuni dei quali vecchi militanti del mio partito, che mi salutarono affettuosamente offrendosi di risolvere i miei problemi. Cosa che ovviamente rifiutai per la non eccessiva urgenza del caso, ma anche per un rispetto dovuto a qualche sofferente anziano che era arrivato prima di me.
Tuttavia, dovendo ancora aspettare per qualche ora, ebbi modo di parlare con medici e operatori che incrociavo con i quali scambiai qualche considerazione e fui fornito anche di alcune informazioni.
Alla fine della visita, le notizie che raccolsi sulle deficienze del Pronto soccorso di questo “avamposto sanitario” formavano una lista di problemi molto allarmanti. Glieli elenco così come mi sono stati riferiti  proprio per rendere più realistica possibile la inefficienza sanitaria di quel luogo.

In ordine:

  • Grave carenza di personale medico (solo 4.5 medici + il primario a fronte di 10 medici + il primario)

  • Carenza di personale paramedico e ausiliario.

  • Un solo defibrillatore in codice rosso (vetusto)

  • Un solo monitor in codice rosso (vetusto)

  • Cardiolini per ecg n 2 vetusti che non trasmettono l’ecg in cardiologia per la refertazione

  • Sedia a rotelle n 2 (vetuste)

  • Barelle n 3 per trasporto pazienti (vetuste)

  • Carenza farmaci, garze, cateteri venosi, cerotti, ecc.

  • Carenza ferri chirurgici e presidi sanitari

  • Carenza di attrezzature per traumatologia:  collari, barelle spinali ecc.

  • Grave carenza di posti letto in medicina, cardiologia, ortopedia

  • Affluenza giornaliera di circa 80 persone in 24 ore


Mi chiedo allora, Egregio Direttore, come sia possibile che possa accadere tutto ciò e in tutta tranquillità?
Eppure  con i DPGR N.18 del 22-10-2010 e N.106 del 05-07-2012 l’ospedale di Castrovillari è stato qualificato come ospedale SPOKE, cioè una sede DEA (Dipartimento di emergenza e di accettazione) di primo livello,  al quale sono attribuite le specialità di media diffusione  e di media complessità nel trattamento delle patologie. E in quell’ ospedale si riversano i tanti malati che potevano recarsi a San Marco, Lungro, Mormanno e Trebisacce.
Mi chiedo anche a cosa serve la qualifica SPOKE, se poi di fatto tutto va indietro e le qualificazioni sono solo nominalistiche?
Fra l’altro non credo che questa sia colpa del Tavolo Massicci, o dei massimi sistemi che dovrebbero guarire il sistema sanitario calabrese! Penso invece che qualche suo dirigente sottoposto sia persona indolente o incapace o prevenuto o arrogante verso i diritti del malato.
E Lei, dottor Scarpelli, Direttore generale dell’Asp di questa provincia, può accettare che l’inefficienza  di qualche dirigente ( tale per merito gattopardescamente politico) possa procurare tale discredito all’istituzione e agli uomini di buona volontà che pur cercano di condurre in porto questo nostro sistema sanitario sull’orlo del collasso?
Questo volevo comunicarLe, Direttore, a margine di una disavventura  spiacevole e imbarazzante, che però mi ha insegnato che i diritti del malato non possono essere contesi tra sanità pubblica e sanità privata, o trascurati da elucubrazioni capziose  che negano e contraddicono gli stessi atti pomposamente annunciati”.

Cordialmente