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Domenica, 21 Luglio 2019

Un documento dell'Osservatorio su Centri anti violenza, Case rifugio, prevenzione e formazione

 Centri anti violenza, Case - rifugio e Prevenzione e formazione. Ecco le tre questioni al centro del documento approvato oggi, dopo un’ampia e partecipata discussione, dall’Osservatorio regionale coordinato da Mario Nasone, a seguito dei lavori della prima Conferenza regionale sulla violenza di genere che si è tenuta il 26 ottobre e alla quale hanno partecipato tutti i soggetti che sulla violenza contro le donne hanno voce in capitolo.

Il documento è stato inviato sia al Consiglio che alla Giunta regionale, perché lo esaminino in prossimità dell’approvazione del  bilancio di previsione 2019.  Per quanto concerne i Centri anti violenza e le Case rifugio, il documento chiede “di intervenire per garantire la copertura di questi servizi essenziali in tutto il territorio regionale. In atto, i centri autorizzati sono solo sette e le case rifugio due. Si chiede, pertanto, una modifica della legge regionale 20/2017 sui Centri anti violenza,  con un abbassamento del bacino d’utenza a 80.000 abitanti (a fronte degli attuali 140.00) ed, in particolare, l’attivazione dei servizi nei territori della Locride,  della Piana di Gioia Tauro, dell’ Area Ionica, delle province di Cosenza e Crotone in atto sprovvisti di questi importanti presidi”. Nello specifico delle Case rifugio, a fronte della presenza, al momento in Calabria,  di solo due strutture del genere (Reggio e Catanzaro), il documento propone l’apertura di almeno altre tre Case rifugio nelle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia.  Sul piano normativo, ad avviso dell’Osservatorio, sono necessari: a) un Regolamento per l’accreditamento delle Case rifugio; b) una procedura di pubblicazione  del Regolamento con linee guida chiare; c) finanziamenti  certi per permettere una programmazione a lungo termine”. Sulla terza questione, la prevenzione e la formazione del personale, altrettanto cruciale nel contrasto alla violenza di genere, il documento, constata (e chiede che si intervenga per superare le criticità) “che al momento il binomio prevenzione - formazione è a carico dei Centri anti violenza e che i relativi finanziamenti regionali sono inadeguati. La formazione, in atto ridotta - è scritto nel testo varato dall’Osservatorio -  va garantita a tutti gli attori coinvolti,  prevedendo un aumento dei momenti formativi per ogni soggetto che opera nei  servizi di pronta accoglienza per le donne che subiscono violenza (forze dell’ordine, pronto soccorso, servizi sociali, associazioni e parrochie)”. Infine, il documento chiede che si preveda nel bilancio regionale una voce specifica sulla violenza di genere", implementando in modo consistente i relativi finanziamenti, dato che al momento sono previsti  soltanto  400.000 euro per tutti gli interventi. Inoltre, si chiede che siano utilizzati anche per questa materia i fondi comunitari. L’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, frattanto, “si  è  attivato per un lavoro di monitoraggio per ottenere un sistema di rilevazione dei casi di violenza  standardizzato, coordinato e condiviso fra tutte le organizzazioni, in grado di generare flussi strutturati di informazione che potranno essere  fruibili a livello nazionale e locale per le finalità proprie degli attori politici e sociali coinvolti”.

Mario Nasone e Giovanna Cusumano, coordinatore e vice-coordinatore dell'Osservatorio regionale slla violenza di genere

Queste le dichiarazioni del vice-coordinatore dell'Osservatorio, Giovanna Cusumano: "Dopo la prima conferenza regionale sulla violenza di genere indetta dall’Osservatorio regionale, che è stato molto partecipata da  autorità e operatori del privato sociale, è stato doveroso far seguire profonde riflessioni, al fine di tracciare una linea di partenza ed individuare obiettivi precisi. Ed è stato proprio con questo spirito responsabile e pragmatico che Mario Nasone e Giovanna Cusumano, rispettivamente coordinatore e vice coordinatore dell osservatorio sulla violenza, hanno redatto ed inviato al Consiglio regionale un documento di sintesi accompagnato da proposte ritenute prioritarie. E’ improrogabile il ricorso ai Fondi comunitari per incrementare il numero di strutture di accoglienza di donne vittime di violenza con una copertura territoriale che colmi le carenze registrate. Serve modificare la legge regionale n.20 del 2017 che regolamenti i centri anti violenza affinchè si modifichi la soglia del bacino di utenza, oggi previsto nella misura di 140 mila abitanti, per l’apertura di un nuovo centro , abbassandola nel limite di 80.000. E’ risultato altrettanto urgente  regolamentare l’accreditamento delle case rifugio. Altrettanto improrogabile è un investimento culturale che veda protagonista la Scuola quale agenzia educativa primaria. Non è sufficiente, ed i casi di cronaca ne sono una triste testimonianza, affidarsi alla sensibilità e/o maggiore capacità del Dirigente scolastico più “illuminato”. Occorre una programmazione capillare e strutturata che si inserisca , con moduli differenziati a seconda delle classi alle quali si riferiscono, nelle ore curriculari, ove possibile o, in via alternativa, nelle ore extracurriculari. Serve investire in formazione di tutti gli attori coinvolti, sia delle forze dell’ordine che del privato sociale e per far ciò si chiede che si individui nel bilancio regionale una voce di spesa dedicata al contrasto della violenza di genere implementando considerevolmente i finanziamenti oggi previsti che risultano assolutamente irrisori (400.000 euro si spesa per tutti gli interventi)."