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Domenica, 21 Luglio 2019

Un racconto nostalgico per innamorarsi del Sud. Gianni Pittella e gli anni di una politica autentica e appassionata

‘Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Per una politica autentica e appassionata’, è il nuovo libro del Senatore Gianni Pittella, presentato nei giorni scorsi presso la Sala Consigliare di Palazzo Corrado Alvaro di Reggio Calabria sede della Città Metropolitana.

In questa sua ultima opera, Pittella racconta di una passione, quella per la politica, nata sin da piccolo quando, “ancora ragazzino saliva su una sedia di vimini per convincere le folle a votare a sinistra”, racconta di una passione, “mai venuta meno”. Una passione diventata prima missione e poi professione. Gianni Pittella è senatore dal 2018.  È stato deputato dal 1996 al 1999, e parlamentare europeo dal 1999 al 2018.  In questi anni, ha ricoperto importanti ruoli in qualità di capo della delegazione italiana di centrosinistra (2006-2009), di primo vice-presidente (2009-2014) e di presidente ad interim dell’Europarlamento (2014), e di presidente del Gruppo dei Socialisti e Democratici (2014-2018). Proprio in seguito alla sua elezione a Senatore della Repubblica, Pittella, ripercorre i passaggi significanti della sua vita politica scrivendo un nuovo libro e lanciando la Fondazione Attua, un nuovo strumento di azionariato popolare complementare alla sua attività politica, per rafforzare i territori e per fare da catalizzatore per le idee che animano le nostre comunità. Profondo sostenitore del Mezzogiorno e del Sud, l’autore, racconta con nostalgia un momento storico nel quale, a dettare le linee guida della politica vi erano principi come: passione, professionalità e competenze. Racconta di un piccolo pesino della Basilicata, Lauria, che si preparava alle lezioni Comunali. Descrive il sentire dei cittadini ch partecipavano attivamente alla vita politica. Li tutti si conoscevano. Li i “compagni del partito erano quelli con il quale si divideva il pane”.  Era il ’68 e ancora non vi erano i cellulari, un momento nel quale, “si parlava ancora di arte e di teorie politiche in cui si credeva e viveva la politica senza rimpianti”. Un viaggio tra passato e presente, raccontato dalla penna di chi è cresciuto con un certo modo di intendere l’arte politica e si torva ad esercitarla facendo i conti con un nuovo e diverso modo di fare ed agire. Il “passato” nostalgico fatto di ideali persi, si scontra con i progressi scientifici dell’oggi, ma perde su tutta la linea se si pensa che si sta viaggiando verso un domani fatto di “populismi, sofferenza e aumento delle disuguaglianze”. Disuguaglianze che Pittella conosce perché uomo del Sud. Difensore di quel Mezzogiorno al centro di ogni suo ragionamento politico. Il Sud, scrive, «vive un senso di ingiustizia (…) il bisogno di uguaglianza, di solidarietà e la tutela della propria dignità non sono cambiati. Un Sud, in Italia, come nel Mondo, è servito al Nord, che ha sostenuto domanda di mercato e anche la mano d’opera per decenni. Ora che la crisi della classe media ha ridotto la capacità dei consumi anche al sud vogliamo forse lasciarlo andare?». E a questo punto che si traccia una linea: tra chi ha deciso di aspettare, che il peggio passasse e chi, invece, ha cercato di cogliere le opportunità degli spazi che la crisi e l’atteggiamento dell’altra politica hanno generato. Il declino che si registra in seguito, come perdita di speranza e valori, non deve gettare nello sconforto gli uomini. A dare speranza, nonostante molti cerchino di affossare questo progetto, vi è l’Unione Europea. Molti, ha spiegato nel corso della sua presentazione Pittella, “vogliono uscire dall’Europa, cercano di descriverla come il male dei mali. Ma non è così”. La sua esperienza da europarlamentare, gli ha dato modo di vedere da vicino come, il “Mezzogiorno, come l’Italia, per tornare a crescere ha bisogno di investimenti pubblici e sostengo alla domanda interna”. Servirebbe, secondo l’autore, “che ci fosse un nuovo Mezzogiorno che si batta perché il riscatto del Sud avvenga non sulla base di piccoli interventi di natura assistenzialistica, ma di una visione nuova dello sviluppo del Paese all’interno della quale lo sviluppo del Mezzogiorno deve risultare determinante per la crescita del Paese nel suo complesso. Serve una politica che investa nella formazione dei cittadini che diano un contributo serio alla vita della propria comunità”. La speranza, è il “Mare più bello che non abbiamo ancora navigato, è l’Europa, sono gli Stati Uniti d’Europa”.