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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Verso la “prima Conferenza regionale sulla violenza alle donne” (26 ottobre) .Il coordinatore dell’Osservatorio Mario Nasone: “Istituiremo un centro di documentazione e ricerca per studiare i casi di donne vittima di violenza in Calabria”

Mercoledì 17 ottobre ci sarà la conferenza stampa per illustrare i tratti salienti della prima “Conferenza regionale sulla violenza alle donne” in programma per il 26 ottobre in Consiglio regionale.

Il coordinatore dell’ “Osservatorio regionale sulla violenza di genere” Mario Nasone traccia in quest’intervista le linee guida lungo le quali l’Osservatorio dovrà muoversi e operare. Nasone, cinquant'anni di esperienza sociale, di militanza, iniziata al fianco del compianto don Italo Calabrò con il quale intraprese un percorso di associazionismo già nel ’68 - un cammino di scoperta e di presa di coscienza di quelle che erano le spinte di cambiamento e di giustizia. L’esperienza di Nasone, lo ha portato a toccare con mano tutte le‘zone calde’ della società. Un lavoro che, in trent’anni di assistenza sociale nelle carceri, lo ha messo a stretto contatto con la sofferenza e il disagio delle fasce più deboli. Un impegno che è continuato con la sua associazione Agape, attraverso la quale si è occupato del problema delle donne in difficoltà, vittima di violenze o casi di ragazze madri abbandonate alla solitudine. 


Istituito con la legge regionale 38/2016, l'Osservatorio regionale sulla violenza di genere, cosa rappresenta e di cosa si occuperà? 
“L’Osservatorio è stato fortemente voluto dal Consiglio regionale, e dal suo presidente Nicola Irto, per dotarsi di uno strumento che possa leggere il fenomeno. E per la prima volta la Regione Calabria, con la Conferenza di ottobre, inizierà ad interrogarsi su questa realtà, dando vita ad un momento conoscitivo e di approfondimento per associazioni e istituzioni. E per la prima volta, tutte le parti in causa rispetto ad un tema importante come la violenza di genere, sono riuscite a fare rete.”


Da chi o da quali soggetti è costituito l'Osservatorio e con quali funzioni svolgerà le sue attività?

Il presidente Irto con i componenti dell'Osservatorio

“L’Osservatorio è composto, oltre che da tre membri di diritto (presidente della Crpo, consigliera di parità, e rappresentante del dipartimento regionale Tutela della Salute, Caterina Ermio), da cinque esperti e dieci rappresentanti di associazioni attive nella materia del contrasto alla violenza di genere, che sono stati individuati attraverso un avviso pubblico. Oltre al sottoscritto, sono stati chiamati quattro esperti di comprovata esperienza nel settore: Antonietta Accoti, Catiuscia Mazza, Clelia Bruzzì e Giuseppe Callà. Per conto delle associazioni di settore, sono stati designati: Jessica Tassone (associazione DoMino), Roberta Attanasio (Centro ‘Roberta Lanzino’), Laura Amodeo (Laboratorio da Sud-Per il cambiamento), Pasqualina Federico (Noemi – Soc. cooperativa sociale srl), Isolina Mantelli (Centro calabrese di solidarietà), Maria Stella Ciarletta (Associazione WWW - WhatWomenWant), Concetta Grosso (Cif Cosenza), Monica Riccio (Fondazione ‘Città solidale’ Onlus), Paola Cammareri (Associazione ‘Filo Rosa’), Giovanna Cusumano (Camera nazionale avvocati per la Famiglia e i Minorenni). Le sue attività principali saranno quelle di creare un costante collegamento con il mondo della scuola e dell’università calabrese per cercare soprattutto di diffondere una cultura del rispetto di genere e della denuncia”.


Il suo impegno in prima fila, da coordinatore e senza indennità - così come tutti gli altri componenti - che obiettivi si pone nel breve periodo?
“Il monitoraggio è la prima finalità che l’osservatorio deve conseguire. Nel breve tempo dobbiamo mettere in pratica il piano di lavoro che ci siamo dati e che ha inizio con la Prima conferenza che si terrà il 26 ottobre, e con la quale il nostro organismo vuole parlare alla regione e alle sue varie componenti, istituzionali e civili. Subito dopo coinvolgeremo Save the Children per iniziare un percorso comune sulla ‘violenza assistita’; abbiamo in programma di creare un centro di documentazione e ricerca per studiare i casi di donne vittima di violenza in Calabria; creeremo iniziative di sensibilizzazione su tutte le province coinvolgendo scuole ed università, e istituti penitenziari. Insomma un programma ricco ed impegnativo che per essere completamente realizzato necessita dell’aiuto dell’amministrazione regionale. Perché alcune iniziative possono essere organizzate a costo zero, ma altre hanno bisogno di risorse.”


La Calabria si dota di uno strumento operativo e di supporto fondamentale, riuscirà ad allinearsi agli standard di altre esperienze attive nel resto d’Italia?
“C’è un gap da colmare con le altre regioni. Siamo almeno un decennio in ritardo. I primi piani regionali, grazie a fondi comunitari, regioni come la Puglia li hanno avviati negli anni duemila. O la Toscana che quest’anno pubblicherà l’Ottavo rapporto sulla violenza di genere, ci fa capire quanto siamo indietro rispetto ad altre realtà. Ma con questo Osservatorio, per la prima volta tutte le agenzie sociali ed istituzionali si sono messe assieme per un agire comune. E la capacità di saper fare rete, certamente, sarà un punto di partenza efficace. Non dimentichiamo che la Calabria ha il dato che fotografa una situazione allarmante per quanto riguarda la violenza di genere. In questa rete associazioni, istituzioni e forze dell’ordine sono seduti allo stesso tavolo istituzionale e questo mi lascia ben sperare.”