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Venerdì, 16 Novembre 2018

Nella “Valle del Crocchio” raccontata da Plinio il vecchio. Quando il pastore Petraro violentò la ninfa Arocha che divenne fiume…

Ancora oggi Arocha percorre il corso del fiume Crocchio, in una natura incontaminata, fatta di boschi rigogliosi e cascate mozzafiato. 

Benvenuti nella Valle del Crocchio, dove i miti e le leggende sembrano tramandati non solo per raccontare la storia di questa terra, ma anche per vivere fino in fondo una riflessione che appare trasportarti fino ai giorni nostri. Arocha era una ninfa dalla straordinaria bellezza, figlia del Crati e del Targine, una delle componenti del coro della dea Artemide. Il mito di una creatura semidivina tramandato di generazione in generazione, arrivato fino ad oggi come se dovesse guidare ognuno verso un tema di stretta attualità, quale quello della violenza sulle donne. L’antica leggenda racconta, infatti, che la splendida ninfa trascorreva le sue giornate lungo le sponde del fiume Crocchio, dedicandosi alla caccia ed al tiro con l’arco. Una figura di straordinaria eleganza, capace di inebriare Petraro, un pastore gretto che venne rapito dal fascino di Arocha, notata mentre la ninfa si stava lavando ad una fonte. L’uomo perse la testa per questa figura semidivina, fino a provare più volte ad avvicinarla e conquistarla, venendo però sempre rifiutato. Un rifiuto che sconvolse la vita del pastore, al punto che per diversi giorni Petraro non riuscì né a dormire né a mangiare. Il pastore fu travolto dalla passione e dall’ira, fin quando scaricò tutto il suo desiderio sulla ninfa indifesa, violentandola. Subito dopo l’uomo fece perdere le sue tracce tra i boschi rigogliosi della Valle del Crocchio, lasciando Arocha nel suo dolore immane. Nemmeno l’arrivo di Artemide e di tutte le altre ninfe riuscì a consolare la povera donna, oltraggiata nella sua intimità, violata nel suo corpo di semidea. La ninfa pianse così tanto che Zeus, Dio del Sole, colpito da tanta sofferenza, la trasformò proprio nel fiume. Lo stesso corso d’acqua prese il nome di Arocha, prima di diventare poi l’attuale fiume Crocchio. La rabbia di Zeus, colpito da tanto dolore, si scagliò contro il pastore, cercandolo per giorni tra le vallate, colpendo con i suoi fulmini infuocati ogni posto dove Petraro si nascondeva. Una volta scovato, il pastore venne colpito da un fitto lancio di pietre, fino ad essere sepolto ancora vivo. Non lontano da Tiriolo, ancora oggi esiste una spianata comunemente chiamata località Petraro, luogo simbolo dell’ira di Zeus nei confronti del pastore violento. Territorio di riscatto per la violenza subita da Arocha. La leggenda di Arocha sembra essere stata tramandata per sostenere una riflessione di grande attualità, ma rappresenta anche un segnale straordinario rispetto ad una terra che ha sempre cercato di affrancare le sue immani potenzialità, rimaste troppe volte disattese e inattuate. Benvenuti nella Valle del Crocchio non è più un semplice messaggio bene augurante, ma un reale segnale di rinascita, proprio come quello in cui Arocha ha potuto rivivere una volta trasformata nel fiume Crocchio. Intorno a questa valle c’è storia e ricchezza. Plinio il Vecchio racconta del Crocchio (chiamandolo proprio Arochas) e inserendolo tra i fiumi navigabili della Magna Graecia. Giovanni Fiore da Cropani ripercorre nei suoi scritti le mutazioni del nome di questo importante corso d’acqua, diventato negli anni anche il confine territoriale della diocesi di Squillace (Atto di costituzione del 1096). La scommessa di una terra alimentata dalla bellezza e dall’eleganza di Arocha appare tutta da vincere. Una valle incastonata in un territorio caratterizzato dalla Riserva naturale delle Valli Cupe ha iniziato un percorso di riscatto, mentre tutto il Crocchio può rappresentare un anello di congiunzione formidabile per appassionati di torrentismo escursionistico, amici della natura incontaminata e avventurieri pronti ad esplorare il suo corso fino alla sua foce, inserita nei siti del progetto Bioitaly. L’obiettivo, ricercato dall’Unione Europea sin dal 2000, è quello della salvaguardia della biodiversità europea mediante la "conservazione degli habitat naturali e seminaturali nonché della flora e della fauna selvatiche". D’altronde, proprio le Gole del Crocchio rappresentano il terzo corpo della Riserva naturale delle Valli Cupe.

E proprio lo scenario del Crocchio sembra essere quello ottimale, grazie anche all’aiuto di Arocha che, ancora oggi, percorre il fiume per difenderlo e tutelarlo.