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Lunedì, 21 Gennaio 2019

Dove si parla il greco antico. Gallicianò, nella Bovesia: il Machu Picchu della Calabria

Un patrimonio storico/culturale da far invidia, panorami mozzafiato, una serie infinita di tradizioni artigianali, musicali e coreutiche che si tramandano da padre in figlio, l’ospitalità unica degli abitanti.

L'anfiteatro di Gallicianò

Tutto questo e molto altro è Gallicianò, frazione del Comune di Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, unico borgo interamente ellenofono di tutta la Calabria. Non a caso, infatti, è definito l’Acropoli della Magna Grecia in Calabria. Qui le viuzze sono denominate in greco antico, gli abitanti parlano il greco antico. Dalla musica all’enogastronomia è un trionfo di ellenismo a 360 gradi. Gallicianò è il più grecanico dei paesi della Bovesia,uno dei luoghi simbolo della vasta comunità dei Greci di Calabria. E proprio al fine di tutelare la minoranza grecanica ivi presente, di recente si sono svolti significativi incontri tra Greci di Calabria e Greci di Grecia, dai quali è scaturito un proficuo gemellaggio con il Comune di Alimos, nella periferia di Atene,fortemente voluto dalla chiesa ortodossa e dai monaci del monte Athos per poter praticare il rito cristiano/ortodosso anche a Gallicianò. Tra i luoghi più belli da visitare, nella piazzetta del centro storico, c’è la Chiesa di San Giovanni Battista, santo patrono del borgo, risalente al 700. Una chiesa di origine bizantina, la cui facciata, col suo campanile a torre, ha l’aspetto di un tempio greco,con un’unica navata e due statue del patrono: una, in marmo bianco, che lo raffigura adulto, conservata nella nicchia sopra l’altare; l’altra, in legno, in basso a sinistra, che lo ritrae da bambino, custodita in un simulacro che il 29 agosto viene portato in processione per le vie del paese. Di notevole importanza è anche la piccola chiesa ortodossa di Panaghìa tis Elladas (Madonna dei Greci), in cima al paese, ricca di iconografie religiose, la cui costruzione terminò nel 1999 su input dell’arch.

La Chiesa di San Giovanni Battista

Domenico Nucera (una sorta di istituzione a Gallicianò, noto col soprannome di “Mimmolino l’artista”). In questa chiesa ogni anno, la sera del 14 agosto, si celebra la liturgia cattolico-bizantina, con la processione funebre della Dormizione di Maria. Da qualche tempo è stata data in affidamento ai monaci del monte Athos che reggevano il monastero di San Giovanni Therestis a Bivongi (oggi ci sono i monaci rumeni) . Al suo interno sono custoditi una statua di San Giovanni risalente al XVI° sec., un fonte battesimale e due campane. Vicino alla chiesetta della Madonna dei Greci è stato costruito un piccolo anfiteatro (recentemente ristrutturato con fondi dell’Unione Europea) dal quale è possibile ammirare l’intera vallata dell’Amendolea. È molto utilizzato in estate per spettacoli all’aperto. Particolarmente suggestiva e ricca di fascino è la “Fontana dell’Amore”, così chiamata perché anticamente era luogo di incontro fra fidanzati. La tradizione vuole che negli antichi borghi ellenofoni il fidanzamento ufficiale avvenisse attraverso la pratica del “cippitinnàu”, termine che trae origine dal “ccìppo”, il ceppo di legno che il corteggiatore, dopo averlo bruciacchiato, poneva davanti alla porta di casa della donna che voleva sposare. Se il pretendente risultata gradito ai genitori della ragazza, il “ccìppo” durante la notte veniva portato dentro casa; in caso contrario il padre lo faceva rotolare per strada. Degno di menzione è il Museo Etnografico dedicato ad Angela Bogasari Merianoù, filosofa greca giunta a Gallicianò negli anni ‘70 alla scoperta di questa piccola comunità. È stato inaugurato nel dicembre 2011 e realizzato con materiali donati dai paesani, convinti che fosse l’unico modo per mantenere viva la memoria del borgo.Al suo interno sono custoditi numerosi strumenti del lavoro contadino e attrezzi simbolici della cultura antica del posto. Interessanti sono anche l’ex Palazzo Municipale, le maschere apotropaiche, un marmo raffigurante Pitagora e i ruderi del monastero greco. Tantissimi sono gli eventi che Gallicianò ospita nel corso dell’anno, richiamando migliaia di visitatori.

La fontana dell'amore

Tra questi la “Festa di San Giovanni” il 29 agosto, la “Giornata Greca” la prima domenica di aprile, la “Sagra dei maccheroni” sempre ad agosto e la “Festa della Madonna” il 26 Dicembre. Ed ancora il “Festival dell'Arte Musicale Grecanica”, con iniziative che vanno dai convegni di studi e di dialettologia fino ad arrivare ai confronti folkloristici e alla poesia dialettale greca. Senza dimenticare le attesissime tappe del festival “Paleariza” e il trekking lungo la vallata e i sentieri del borgo. L’atmosfera che si respira a Gallicianò è magica, con i residenti, una cinquantina circa, sempre in prima linea a festeggiare, banchettare e ballare al ritmo di tarantella (i gallicianesi sono particolarmente abili nell'utilizzo di tamburello e organetto). A fare da contorno scorci panoramici da sogno a base di mandorli, ginestre e fichidindia.

Veduta panoramica di Gallicianò

Il terremoto del 1783, le alluvioni del 1951 e 1957, epidemie e incendi negli anni a seguire hanno causato lo spopolamento del borgo, ma grazie alla tenacia di chi è rimasto e alla nascita di alcune associazioni, Gallicianò è riuscita a conservare e tramandare l’uso della lingua e delle tradizioni grecaniche. Degne di nota, le ballate strepitose in grecanico della cantastorie Francesca Prestia, una delle quali (giugno 2015) è stata eseguita dalla cantastorie, nella serata finale di Musicultura 2015 a Macerata, con il cantautore Roberto Vecchioni: il duetto amoroso ispirato alla traduzione de “Il Cantico dei cantici” in lingua grecanica curata dal poeta Salvino Nucera.