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Martedì, 25 Giugno 2019

I ‘Contratti di fiume’ per lo sviluppo sostenibile e armonioso della Calabria

E’ il 2015 l’anno in cui l’Assemblea del Consiglio regionale della Calabria ha approvato la legge sui Contratti di fiume, proposta e fortemente voluta dal Presidente Nicola Irto, allora alla guida della Commissione Ambiente.

La legge sostanzialmente ha modificato e integrato la legge urbanistica della Calabria (Nr. 19 del 27 novembre 2015) - introducendo un nuovo articolo (40 bis), il cui principio portante era quello di offrire un quadro ordinamentale a strumenti come la pianificazione, la tutela ed il recupero del territorio regionale, nonché all’espletamento delle competenze delle funzioni amministrative ad esso relativi. I Contratti di fiume dunque, rappresentano uno strumento attuativo strategico, finalizzato alla rigenerazione, rivitalizzazione e riqualificazione dei territori fluviali della Calabria. Il fatto inoltre, a cui dare evidenza è che, quello della Calabria, è stato il primo Consiglio regionale del Mezzogiorno a varare questo provvedimento, istituzionalizzando un nuovo modello di governance delle aree pluviali. Infatti, per contratti di fiume sono da intendersi anche lago, costa e tutte le aree fluviali.

Ma cos’è il contratto di fiume, a cosa fa riferimento e qual è l’aspetto giuridico - amministrativo innovativo?

Prendendo in analisi la relazione dettagliata dell’Assessorato alla Pianificazione Territoriale ed Urbanistica della Regione Calabria, certamente non sarebbe profano definirlo uno strumento negoziale che, oltre a concepirsi nell’alveo delle politiche di tutela del territorio favorendone i processi di messa in sicurezza, promuove la crescita del tessuto socio-produttivo che renda protagoniste le comunità locali. Il dispositivo legislativo trova ‘spazio attuativo’ in un contesto di grave condizione di dissesto idrogeologico che caratterizza il territorio calabrese, dove il progressivo abbandono delle zone montane e l’urbanizzazione di aree in prossimità dei corsi d’acqua o di zone in frana, richiedono una maggiore attenzione verso il problema. Un aiuto e un’opportunità per affrontare con maggiore efficacia la sfida del governo dei territori fluviali, attraverso l’azione sinergica e concertata che deve stabilirsi fra tutti i soggetti coinvolti: amministratori, gestori della risorsa e del territorio, rappresentanti delle categorie e i singoli cittadini.

Va da sé che l’obiettivo prioritario del Contratto di Fiume è quello di riconoscere un ruolo centrale al “sistema fiume” (fiume, fiumara, lago, costa…)  nelle politiche e nelle programmazioni inerenti al governo del territorio. E più specificatamente, per migliorare lo stato di qualità dei corpi idrici, risulta necessario intervenire coinvolgendo diverse strategie, in coerenza con i rispettivi piani di settore, tra cui quelle del comparto agro-zootecnico, energetico, di difesa idraulica, della pesca, delle aree protette, della gestione degli invasi, in coerenza con gli atti di pianificazione delle amministrazioni locali.

Inoltre il contratto di fiume non è svincolato dalla legislazione europea in materia ambientale, tant’è che esso si lega strettamente all’attuazione della Direttiva Quadro sull’ acque, configurandosi come patto pubblico privato per la gestione ed il corretto utilizzo della risorsa idrica. Quindi come linea d’intervento si può perfettamente dire che il contratto di fiume mira al mantenimento e al miglioramento dell’ambiente acquatico, attraverso misure specifiche per la riduzione graduale degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie. Nella fattispecie con queste modalità d’intervento:

  • ampliare la protezione delle acque, sia superficiali che sotterranee
  • raggiungere lo stato di “buono” per tutte le acque
  • gestire le risorse idriche sulla base di bacini idrografici indipendentemente dalle strutture amministrative
  • procedere attraverso un’azione che unisca limiti delle emissioni e standard di qualità
  • riconoscere a tutti i servizi idrici il giusto prezzo che tenga conto del loro costo economico reale
  • rendere partecipi i cittadini delle scelte adottate in materia.

Per quanto concerne l’aspetto normativo attuativo, per meglio specificarne il senso, occorre elencare i passaggi costitutivi del contratto fiume, definiti - dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume in coordinamento congiunto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ‘Requisiti d’impostazione’.

  1. Condivisione di un Documento d’intenti contenente le motivazioni e gli obiettivi generali. La sottoscrizione di tale documento da parte dei soggetti interessati dà avvio all’attivazione del Contratto.
  2. Messa a punto di una appropriata Analisi conoscitiva preliminare integrata sugli aspetti ambientali, sociali ed economici del territorio oggetto del Contratto.
  3. Elaborazione di un Documento strategico che definisce lo scenario, riferito ad un orizzonte temporale di medio-lungo termine, che integri gli obiettivi della pianificazione di distretto e più in generale di area vasta, con le politiche di sviluppo locale del territorio.
  4. Definizione di un Programma d’Azione (PA) con un orizzonte temporale ben definito e limitato (indicativamente di tre anni), alla scadenza del quale, sarà eventualmente possibile aggiornare il contratto o approvare un nuovo PA.
  5. Messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che consentano la condivisione d’intenti, impegni e responsabilità tra i soggetti aderenti al Contratto.
  6. Sottoscrizione di un Atto di impegno formale, che contrattualizzi le decisioni condivise nel processo partecipativo e definisca gli impegni specifici dei contraenti.
  7. Attivazione di un Sistema di controllo e monitoraggio periodico del contratto per la verifica dello stato di attuazione delle varie fasi e azioni, della qualità della partecipazione e dei processi deliberativi conseguenti.
  8. Informazione al pubblico. I dati e le informazioni sui Contratti di Fiume devono essere accessibili al pubblico, il quale deve partecipe ai processi decisionali su piani e programmi ambientali, attraverso una pluralità di strumenti divulgativi, utilizzando al meglio il canale Web.

 

Qual è lo stato dell’arte dei Contratti di Fiume e in Calabria? Approfondiamolo…

C’è da dire che la Regione Calabria ha avviato un primo monitoraggio delle esperienze di Contratto di Fiume presenti sul territorio regionale con l’obiettivo di conoscere il grado di diffusione dello strumento; analizzare il grado di attuazione rispetto ai requisiti del Ministero dell’Ambiente, attraverso un confronto costante con l’Osservatorio Nazionale sui Contratti di Fiume e soprattutto, esprimendo le specificità e caratteri identitari che lo strumento sta assumendo nel territorio calabrese. Partiamo dai Contratti di Fiume attivati; sono sette per come definiti nel ‘Documento Requisiti’: 

     

  • Contratto di Fiume VALLATA DEL GALLICO
  • Contratto di Costa del Medio Tirreno Cosentino I LUOGHI DI SAN FRANCESCO
  • Contratto di Fiume e di Costa del BACINO IDROGRAFICO DEL FIUME ANGITOLA;
  • Contratto di fiume e di Costa VALLE DELL' ANCINALE;
  • Contratto di Fiume del SAVUTO;
  • Contratto di Fiume CRATI;
  • Contratto di Fiume AMATO.

E poi ci sono i ‘Percorsi enunciati’, ossia i contratti che stanno prendendo forma attraverso atti deliberativi degli Enti Promotori con il “Documento d’indirizzo per l’attuazione dei contratti di fiume e per il relativo programma per la promozione e il monitoraggio”:

  • Contratto di COSTA DEGLI DEI;
  • Contratto di Fiume dell'ambito territoriale della FIUMARELLA;
  • Contratto di COSTA DELLA LOCRIDE;
  • Contratto di Fiume VALLE DEL NETO;
  • Contratto di fiume del LAO;
  • Contratto di Fiume CORACE;
  • Contratto di Fiume del bacino imbrifero del MESIMA e dei suoi affluenti idrografici;
  • Contratto di Fiume SIMERI;
  • Contratto di Fiume del distretto idrografico dell'AREA GRECANICA

I Contratti di Fiume hanno assunto o per grande parte, stanno assumendo i connotati di dispositivo di partecipazione integrata e negoziata tra Regione Calabria, Comuni, Agenzie di Sviluppo, Associazioni di categoria e gli stakeholders che operano sul territorio, capaci di coordinare tutte le azioni di tutela dei bacini idrografici e fluviali con le strategie di programmazione negoziata e di pianificazione territoriale che insistono sui territori di riferimento.  Se ne deduce che dall’atto della sua approvazione in Consiglio regionale, è stata riscontrata una notevole diffusione dello strumento del Contratto di fiume, anche con declinazioni idrografiche diverse, quali Contratti Costa e di Lago a testimonianza di una crescente attenzione nei confronti dei percorsi di costruzione di strumenti di programmazione strategica e negoziata e di governance dei territori d’acqua.  Il contratto di fiume dunque potrebbe definirsi come il dispositivo che ha concepito la sicurezza idrica come la principale istanza geopolitica per il futuro, poiché́ rappresenta il filo conduttore che tiene insieme i temi delle grandi sfide su cibo, energia, clima, crescita economica e sicurezza che l’economia mondiale dovrà̀ affrontare nel corso dei prossimi due decenni.