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Mercoledì, 22 Maggio 2019

Il V Reparto Volo di Reggio Calabria festeggia i 35 anni di servizio nei cieli calabresi e una missione che coniuga legalità e bellezza

Trentacinque anni di servizio nei cieli calabresi e una missione che coniuga legalità e bellezza: il V Reparto Volo di Reggio Calabria festeggia nel 2018 una ricorrenza che è occasione ghiotta per conoscere più da vicino le “aquile” della Polizia di Stato.

Il comandante Stefano Zanforlino

Il comandante Stefano Zanforlino ne è alla guida dal maggio scorso e non nasconde una particolare affezione per questo territorio, la Calabria, tanto impegnativo sul fronte della Legge, quanto affascinante e complesso.I numeri parlano di una attività quotidiana e instancabile: dal monitoraggio al controllo del territorio e delle frontiere, al supporto alle operazioni di polizia giudiziaria, passando per il tandem indispensabile che, con il Soccorso Alpino, ha fatto mettere a segno ottimi risultati sul fronte del salvataggio di persone in difficoltà in aree impervie della Calabria e della vicina Sicilia.

Comandante, partiamo dai dati. Quante operazioni e di che tipo nel 2018?

“Per quanto attiene le missioni di volo effettuate da questo Reparto nel 2018 sono circa seicento, divise tra i vari aeromobili (aereo, elicottero AB212 e AW139). Delle circa seicento missioni – dettaglia il comandante a Calabriaonweb -  il 50% sono state effettuare per soddisfare esigenze di Ordine Pubblico, Controllo del Territorio e Polizia Giudiziaria su richiesta delle questure calabresi, principalmente Reggio; un 25% circa è stato destinato a missioni di addestramento ed il restante 25% diviso più o meno equamente tra missioni di ricerca e soccorso, video riprese aeree, trasporto sanitario d’urgenza, trasporto e scorta sicurezza a personalità protette, vigilanza stradale e voli tecnici”.                                                                                                                                   

E allora entriamo nel cuore di questo spazio tra la terra e il cielo per conoscerlo da vicino. Sul ciglio della pista da cui si levano in volo i mezzi c’è una piccola Madonna Nera. Cosa rappresenta?

“Guarda verso gli elicotteri perché  è considerata la patrona dei piloti. Nell’hangar sono invece in azione i piloti manutentori. Noi facciamo direttamente la manutenzione dei velivoli, e questo fa risparmiare la pubblica amministrazione, dandoci molta soddisfazione”.

 Una voce elettronica ripete qualcosa…

  “Si chiede chi sta parlando? Beh, è la cassetta degli attrezzi! Deve sapere che ogni mezzo ha le sue viti, i suoi particolari strumenti che non possono essere sostituiti da altri. Così poteva capitare un tempo che un manutentore non rimettesse al proprio posto un attrezzo e quel velivolo rimaneva compromesso e non impiegabile fino al suo ritrovamento. La cassetta memorizza i dati di chi la usa e cosa viene prelevato e a che ora, segnalando a voce cosa manca”.

In reparto c’è una atmosfera cordiale e rilassata, una operatività collaborativa e un via vai tra gli uffici, la pista e l’hangar. Come si svolge la giornata in reparto?

 “Qui spesso c’è una attesa che va gestita anche sotto il profilo psicologico. Quando arriva la chiamata bisogna essere operativi, concentrati e bisogna avere la mente sgravata da qualunque stress emotivo. C’è anche un barbecue: c’è una sana socialità qui, che si esplicita anche nel piacere di cenare insieme e, perché no, di scaricare la tensione con una partitella al bigliardino”.

Nella sala formazione un pilota dà istruzioni ai ragazzi dell’Istituto Righi. La  scuola reggina ha un corso specializzato in Aeronautica, unico nella Regione. Molti gli sbocchi lavorativi: non solo nell’aeronautica militare ma anche in quella civile, ad esempio come controllore di volo. Comandante, quale è stato il suo percorso professionale e cosa consiglia ai ragazzi che volessero diventare piloti della Polizia di Stato?

“Io sono un caso anomalo nel settore della Polizia di Stato. Dopo il liceo ho frequentato l’istituto superiore di polizia, ex accademia, e poi ho preso la laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Ho iniziato così il mio percorso normale di funzionario di polizia: ho lavorato alle volanti a Bologna, poi a Napoli, in commissariato, finché a un certo punto della mia carriera, una serie fortuita e strana di eventi (nel mondo aeronautico la chiamiamo “la catena degli eventi”) mi ha portato a partecipare a un concorso interno molto selettivo, da funzionario pilota, e dopo questo passaggio ho frequentato un corso a Frosinone  al termine del quale sono entrato nel servizio aereo della Polizia di Stato. Ho cambiato totalmente strada. Dalla giurisprudenza e dal codice penale, dai rapporti con la polizia giudiziaria, passavo allo studio dell’aerotecnica e dell’aerodinamica: all’inizio, solo per imparare i nomi delle materie, ci ho messo dieci giorni. Era un mondo diverso da quello che avevo immaginato per la mia vita. Beh questo è il mio, di percorso, però non a tutti i livelli funziona così. L’acceso ai ruoli più bassi del reparto volo è più complicato e gli iter sono diversi. Nei reparti volo ho lavorato prima a Napoli, con varie funzioni, e dopo dieci anni sono andato a Bologna a fare il dirigente, in un reparto più piccolo , dal punto di vista dei mezzi. A maggio sono arrivato qui a Reggio Calabria”.

 Come si volge l’attività scuola-reparto?

“Questa attività, insieme all’alternanza, ha ulteriormente aperto il reparto al territorio. Qui c’è un rapporto costante con il Righi, i ragazzi vengono a fare formazione qui una volta la settimana. E gli studenti, come noi, ne sono entusiasti. Quello rilasciato dall’Istituto Righi è un buon titolo di partenza per il bando di concorso per il personale aeronavigante della Polizia di Stato. La licenza dell’Aeronautico all’interno della polizia è il titolo che fornisce il più alto punteggio, anche se possono essere utili anche altri titoli. Di base è un requisito privilegiato”.

 Che tipo di realtà ha trovato a Reggio rispetto a Bologna?

“I mezzi sono diversi: a Bologna si disponeva di meno risorse. Reggio è servita di fondi Pon e Frontex, ad esempio, per cui è dotata di macchine, tipo il 139, che costano quanto tutta la flotta di Bologna. Rispetto a tecnologia e mezzi Reggio è avanti: Bologna aveva un’anima più rivolta al campo manutentivo che operativo, anche perché si operava su di  un territorio in cui l’impiego operativo era decisamente inferiore. In quel settore abbiamo lavorato tanto. Queste macchine hanno bisogno di tantissimo lavoro manutentivo: per ogni attività operativa ce ne sono dietro 100 di gestione e manutenzione. Questa nei reparti volo è preminente e a Bologna c’era personale altamente specializzato che mi ha dato tantissime soddisfazioni. In cinque anni a Bologna siamo riusciti a economizzare circa cinque milioni di euro. A Reggio Calabria sono ritornato ad occuparmi più dell’aspetto operativo, che è sempre bello e interessante. Qui la manutenzione viene svolta perlopiù  dalla Leonardo, ex Finmeccanica”.

Come si svolge una giornata-tipo in reparto volo?

“In questo reparto facciamo molte attività: offriamo supporto agli uffici territoriali, che sono tanti qui in Calabria e spesso, per motivi di vicinanza geografica, anche in Sicilia. Il supporto varia a seconda delle esigenze degli uffici territoriali: se serve una vigilanza stradale, se c’è da fare una operazione di polizia giudiziaria, per una partita, o  una esigenza di ordine pubblico, come anche per accompagnare rappresentanti delle istituzioni, noi interveniamo. Una delle attività che espletiamo è quella del soccorso pubblico in caso di calamità che assicuriamo insieme agli altri corpi dello Stato. Abbiamo una convenzione nazionale con il Soccorso Alpino. Generalmente loro ricevono la chiamata e ci chiamano per il mezzo di supporto. A giugno abbiamo soccorso una signora caduta in un crepaccio: aveva una gamba rotta ed era difficile recuperarla. Siamo intervenuti insieme, il team deve essere affiatato e avere un tot di ore di addestramento, altrimenti non può operare”.

Che tipo di equipaggio e flotta avete in dotazione?

“Abbiamo nove piloti di elicottero. Tre piloti di aereo e 22 specialisti. Quanto alle “macchine”, ci sono aerei che per lo più fanno vigilanza stradale e monitoraggio.  Il P68 Observers esige piloti di aereo. Noi abbiamo sia piloti di elicottero che di aereo. Per motivi di sicurezza, e per una catena di incidenti avvenuti nel 2008, ci sono infatti due brevetti distinti e, per disposizioni interne alla Polizia, le relative attività di volo non possono coesistere  perché si tratta di tipologie di volo diverse, anche dal punto di vista tecnico. In servizio, quindi, o si è piloti di aereo o di elicottero. Poi abbiamo il 139 che è la nostra macchina principale, (p68 ne abbiamo 5 ma li facciamo girare in tutta Italia). Adesso solo tre, quattro reparti hanno l’aereo. Il P68 è relativamente economico da gestire.  Il 139 costa molto di più rispetto al P68. Il prezzo cambia a seconda della gara. Questo lo abbiamo pagato intorno ai 12 milioni, un prezzo vantaggioso rispetto ad altri acquistati da altri corpi. Sono mezzi costosi, ma dipende anche dal tipo di equipaggiamento che monta l’elicottero, un po’ come le macchine e gli optional. Abbiamo poi il Bell 212 che in alcuni reparti è la macchina principale. Ci sono nato e cresciuto col 212, lo considero un “padre di famiglia”, affidabile, testato, di concezione antica ma che fa molto bene il suo lavoro. Più anni passano più la macchina è sicura. Un elicottero non diventa mai vecchio, perché tutto quello che c’è su un elicottero ha una scadenza e quando si fa manutenzione viene cambiato”.

Quali sono i territori più “caldi”?

“In territori come l’Aspromonte diveniamo soggetti principali.  La marijuana la individuiamo molto facilmente perché ha un colore verde acceso e ha bisogno di molta acqua. Dunque, quando vediamo piante molto verdi accanto a cisterne d’acqua al 99% lì c’è una piantagione. Per le discariche in alcuni casi siamo andati in elicottero su segnalazione. Con i mezzi aerei si semplifica un lavoro altrimenti difficilissimo. C’è chi ha il compito istituzionale di operare sui reati ambientali, come la Finanza, ma a noi capita di fare segnalazioni alla questura di persone che scaricano, con immagini e riprese. Questi elicotteri hanno videocamere potentissime e registrano ad altissima definizione. In queste zone impervie noi facciamo anche il trasporto istituzionale. Il 15 agosto scorso abbiamo accompagnato il ministro dell’Interno da Polsi a Reggio e per il premier Conte abbiamo partecipato ai servizi di sicurezza ed ordine pubblico. Siamo operativi anche su Messina e Catania: talvolta la competenza regionale viene meno e si va per vicinanza. Se c’è una rapina qui in circa tre minuti possiamo alzarci e possiamo trasmettere immagini in diretta. Idem con gli incendi. Noi inviamo immagini in tempo reale in questura. E chi è a terra ha informazioni importanti per scegliere la migliore strategia di intervento. Qui siamo impegnati per lo più su Piana Locride e città, in particolare a Gioia, per la situazione della tendopoli”.

Rispetto alla situazione migratoria, che tipo di ruolo svolge il V reparto Volo?

“Quella per noi è attività primaria e istituzionale: siamo infatti dotati del “139”, grazie ai fondi messi a disposizione da Frontex, e con questo mezzo molto particolare controlliamo la frontiera,  in funzione del traffico di migranti clandestini. Ci spingiamo fino a Pantelleria per Frontex. È una attività che pianifica direttamente il ministero e che ci vede protagonisti due, tre volte a settimana. C’è un programma annuale che fa parte della attività di protezione. Poi c’è anche attività su richiesta, nel caso in cui ci siano sbarchi in corso: ci è capitato tra agosto e settembre, dalle parti di Bagnara. Abbiamo registrato un filmato dall’elicottero. Questi ragazzi sbarcati a Bagnara si erano nascosti tra gli scogli e nella vegetazione e li abbiamo individuati con gli infrarossi. Con fondi Frontex in Italia sono stati acquistati diversi elicotteri, proprio per i reparti che gestiscono frontiere, dunque noi, Bari, Abbasanta e Palermo: noi abbiamo due elicotteri di questo tipo. Parliamo, in termini di investimento economico per questi aerei, di circa 30  milioni di euro a reparto per questo genere di dotazione”.

 Che tipo di rapporto c’è con il territorio reggino?

“Un po’ in tutta Italia i reparti Volo sono ben visti. C’è del Bello. Noi ci prendiamo il Bello della Polizia. C’è il fascino della macchina, che piace non solo ai bambini. I reparti sono aperti al territorio. Per Natale abbiamo realizzato una iniziativa benefica attraverso le immagini dello Stretto dall’elicottero. I proventi andranno a una struttura che si occupa di recupero di giovani disagiati. Approfittiamo della nostra immagine per fare attività sociale. È una cosa che ci gratifica e la Polizia usa questo strumento per avvicinare lo Stato alla gente, con percorsi di legalità che funzionano soprattutto con i bambini.  Avere questa prospettiva fatta anche di bellezza è una strada che percorriamo. La bellezza è forse la strada migliore, per la legalità”.