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Sabato, 23 Marzo 2019

La degenerazione dello Stato di diritto: l’inverosimile sta diventando vero

       Nel mondo continuano ad accadere tragedie terribili (guerre, torture, ingiustizie, attentati, ecc.) che, tutto sommato, sembrano solo lambire i Paesi europei e gli Usa. Ma anche l’“oasi” di pace, progresso, aspirazione alla giustizia e tutela dei diritti costituita da quel che, semplificando molto, chiamiamo Occidente non è estranea a mutamenti sociali e politici profondi che inquietano.

        

Magritte - "Doppio Segreto"

Confesso di fare spesso fatica, non da ora, a “capire” quel che sta succedendo anche in questa parte di mondo. Accadono cose che non solo mi indignano, ma mi sembrano addirittura inverosimili. In particolare, ciò che mi turba è la superficialità e la spudoratezza – una sorta di presunzione di immunità – di chi lotta per conquistare e, poi esercita, il potere. Per quanto le recenti categorie linguistiche, e concettuali, di “populismo” e “sovranismo” aiutino non poco a comprendere quel che accade, non tutto è pienamente comprensibile/spiegabile/accettabile. Soprattutto la cosa, appunto, inspiegabile e inaccettabile è che molti, troppi – per il solo fatto di essere stati eletti – si ritengono esonerati dalle “regole” dello Stato di diritto. Il fenomeno, nelle dimensioni diffuse con cui oggi si manifesta, è “nuovo”, almeno alle nostre latitudini, e di una gravità incommensurabile per la civile convivenza, che infatti è sempre meno...“civile”.

        Gli esempi potrebbero essere molti. Ne indico solo due, uno negli USA ed uno in Italia.

       Negli USA le accuse che, ancora una volta, si muovono al Presidente D. Trump sono terribili e sconvolgenti: «truffatore», «bugiardo», «razzista». Pare – secondo il suo stesso avvocato, ora “pentito” – che abbia pagato il silenzio di una pornostar, conosciuto i contatti di R. Stone con J. Assange di Wikileaks per diffondere le mail trafugate dai server del partito democratico, manipolato le sue dichiarazioni patrimoniali, ecc. Per il momento, non v’è certezza definitiva della veridicità di tali dichiarazioni, ma resta il fatto che “in passato” di fronte a tante accuse nessun Presidente avrebbe retto. La gran parte dei giornali e un pezzo di opinione pubblica protestano, ma l’impeachment non sembra dietro l’angolo. Ricordo che Richard Nixon, per la semplice questione delle intercettazioni (caso Watergate), nel 1974 fu costretto a dimettersi e che Bill Clinton nel 1998 ha passato i suoi guai per molto meno: una vicenda a sfondo sessuale (il caso Monica Lewinsky).   Naturalmente, quasi sempre è stata la “menzogna” il fatto scatenante la reazione feroce dell’opinione pubblica d’oltre oceano: gli americani, al di là della corruzione e delle pruderie che disturbano una società tipicamente puritana, non sopportavano soprattutto che un politico “mentisse”. Sarà ancora così, anche con Trump? Vedremo. Intanto, per me – che evidentemente sto invecchiando e faccio fatica a capire – è semplicemente incredibile che un uomo come Trump, per il suo passato e per il modo con cui gestisce la carica presidenziale (un “monarca repubblicano”, dicono i costituzionalisti americani) rimanga ancora a capo della più importante potenza del mondo libero.

       Vengo all’Italia. Ovviamente ci sarebbe da sbizzarrirsi con gli esempi. Ma, come promesso, mi limito solo a farne uno, che riguarda il Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Per la verità, più di un comportamento dell’uomo – che non a torto lo scrittore-magistrato Gianrico Carofiglio chiama icasticamente “il Ministro della Propaganda” – si presta ad essere considerato incomprensibile/inaccettabile. Fra i molti, ricordo (non il “caso Diciotti”, su cui esiste ormai una valanga di scritti, ma) il “caso Peveri”, a mio avviso ben più grave, benché molto meno noto e passato in sostanziale silenzio. In breve, l’imprenditore Angelo Peveri ha sparato – pare dopo averlo costretto a mettersi in ginocchio con le mani dietro la nuca – a un rapinatore della sua azienda, ferendolo gravemente. Peveri è stato condannato definitivamente dalla Cassazione per tentato omicidio. Il Ministro ha espresso solidarietà al detenuto andando in carcere, invocando la grazia del Presidente della Repubblica e addirittura dicendo: “Dal mio punto di vista in carcere non avrebbe neppure dovuto entrarci, ma non commento le sentenze”.

        Per quanto l’azione e l’esternazione abbiano suscitato qualche polemica (l’Associazione Nazionale Magistrati ha stigmatizzato l’intervento del Ministro), in Parlamento non sono state fate “barricate” e sostanzialmente la gente non è scesa in strada per protestare indignata. La cosa è tanto più incomprensibile se solo si pensa, invece, alle diffuse proteste per il mancato rispetto della privacy del terrorista Cesare Battisti, dopo la cattura e il ritorno tutto “mediatico” dal Brasile in Italia.

       Sarò un inguaribile moralista, ma l’episodio della visita/solidarietà a Peveri, che per qualunque cittadino suonerebbe grottesco, mi pare – per un Ministro della Repubblica, per di più degli Interni – di una gravità assoluta e inaudita, per di più aggravato dall’ostentazione di lanciare un messaggio di “violenza vendicativa”, assolutamente diseducativo. Insomma, faccio fatica a capire com’è possibile che una persona capace di tanto, non sia stato costretto alle immediate dimissioni dall’altissima carica pubblica che ricopre. Né il Governo di cui fa parte, né lo stesso Capo dello Stato (che certo inghiotte molti, troppi, rospi), né il Parlamento, né la stessa opinione pubblica – in stato di malessere, indifferente, obnubilata e manipolata dalla propaganda – sono stati capaci di “contenere” e “sanzionare” tanta pubblica protervia.

       Non siamo all’“apologia di reato”, ma certo ci avviciniamo quasi alla legittimazione della violenza (e, in altri casi, del razzismo). Fino a che punto può giungere la “percezione” (non la realtà) del bisogno di sicurezza e fino a che punto si è “indurito” il cuore degli italiani? Perché l’opinione pubblica non reagisce di fronte a manifestazioni così plateali di “imbarbarimento”?

       Evidentemente è in crisi lo Stato di diritto e, con esso, l’etica pubblica costituzionale, ossia il background culturale – se si vuole: la base antropologica – che rende possibile la vita delle istituzioni liberal-democratiche. Senza necessariamente parlare di fascismo (come fa Michela Murgia: cfr. Istruzione per diventare fascisti. Fascista è chi il fascista fa, Torino Einaudi, 2018), certo c’è di cui preoccuparsi.

        In questo strano e inquietante contesto, non solo italiano, ormai la realtà supera di molto l’immaginazione e l’inverosimile sta diventando vero.