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Lunedì, 23 Settembre 2019

Massimo Sirelli, il creatore di Robot che mette insieme creatività e sociale

Dal suo primo robottino creato con scatole di latta e chiamato “Ambrogio”, ad oggi, dalle sue mani ne sono passati altri 500. Non ne esiste uno uguale ad un altro essendo tutti pezzi unici ed originali.

Massimo Sirelli, accanto ad “Italo, il guerriero senza età” il nuovo “custode” del Museo March.

I “Teneri Bulloni”, come affettuosamente chiamati dal loro creatore, possiedono tutti un nome, una storia da raccontare e tanto, ma tanto amore e cuore da donare a chi li “adotterà” grazie al progetto “AdottaunRobot.com”; la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo. L’ultimo, in ordine di assemblaggio è “Italo-Il guerriero senza età” - il nuovo “custode” del March, il museo più antico di Catanzaro - e dopo di lui ne arriveranno altri. Molti altri, questo è sicuro. Perché la creatività e l’estro di Massimo Sirelli, eclettico e giovane artista originario di Sellia Marina che da 20 anni vive e lavora tra Torino e il mondo, lo porta dal 2013 a creare da materiali di scarto e chincaglieria varia trovata in soffitta, cantina o fra i banconi, bancarelle e mercatini, dei veri e propri simpatici robottini da compagnia. E non solo.

Il murales “Cinquetorri di Pace” della chiesa restaurata a Cinquefrondi

Un’idea, difatti, che porta ben presto Massimo, classe 1981, alla notorietà e ad applicare il suo estro creativo ad altre forme di arte e a collaborare con vari Enti pubblici, Onlus ed i maggiori brand di moda e design nazionali e internazionali in svariati settori e creando capsule d’abbigliamento, accessori moda, oggettistica, arredamento, una linea di biciclette, packaging e tanto altro. Riscuotendo sempre un gran successo. E sono proprio nel settore del packaging, dell’abbigliamento e dell’arredamento le ultime novità che Massimo Sirelli ha presentato in queste settimane o è prossimo a presentare al grande pubblico che ama la sua arte. A fine aprile, ha presentato il progetto di alcuni mobili unici e dipinti a mano - due stanze da letto dedicate al “Jazz “e al “Cinema” - realizzati per un nuovo concept di accoglienza a Torino. Ha da poco realizzato alcune T-shirt per l’associazione “Insuperabili”, attraverso il progetto “InsuperArt” che porta avanti da quattro anni, grazie al quale raccoglie fondi attraverso la messa all’asta di sue opere d’arte e T-shirt dipinte a mano. Si, perché non tutti sanno che il grande cuore di Massimo è votato anche verso il prossimo, tanto da sostenere le attività della “Insuperabili Onlus” che ha come obiettivo quello di garantire la crescita e l’integrazione di ragazzi con disabilità all’interno della società, attraverso lo sport e in particolar modo la creazione di scuole calcio per ragazzi e ragazze con difficoltà fisiche e motorie, cognitivo relazionale, affettivo-emotiva e comportamentale.  Mentre da pochi giorni ha presentato ufficialmente la nuova linea di scatole di latta realizzate in edizione limitata per la liquirizia “Amarelli” e finito di realizzare un murale site specific in multicolor, dando nuova vita a un’antica struttura ecclesiastica inutilizzata da decenni nel piccolo comune reggino di Cinquefrondi. Un’idea che, come sottolineato dall’artista, “vuole trasformare l’edificio in una vera e propria opera d’arte, un richiamo per i turisti che lanci un messaggio di pace e racconti, in chiave pop, ma in un modo comunque non convenzionale, la storia di questo centro urbano”.

 

In tutto il mondo è conosciuto come writers, pittore, docente presso lo Ied di Torino e Como, e “papà” dei tanti robottini che hanno conquistato in pochi anni il cuore di centinaia di persone che, ad ogni latitudine, se ne sono letteralmente innamorati tanto da “adottarne” qualcuno. Ma in pochi conoscono il suo impegno nel sociale che ti porta dal 2017 a collaborare con la Onlus Insuperabili, attraverso il progetto “Insuperart” (anche quest’anno la sua collaborazione sarà preziosa), e ad essere da marzo 2018 Ambassador di AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) per la sensibilizzazione attraverso le sue arti alla raccolta fondi per la ricerca sulla cura del cancro. Quanto e come l’arte aiuta il mondo della ricerca e, soprattutto, com’è interagire, far conoscere e insegnare l’arte ai “ragazzi speciali” conosciuti in questi anni con “InsuperArt”?

‘L’arte è un ‘media’. L’arte è uno strumento per riuscire a dialogare attraverso il linguaggio delle emozioni. Che sia un dipinto, un disegno o una scultura, l’arte può trasmettere messaggi tra culture diverse, tra età e soggetti lontani. Quindi quello che ho capito in questi anni è che l’arte non deve essere un esercizio di stile fine a sé stesso ma ha la responsabilità di parlare al cuore della gente. Lavorare con “ragazzi speciali” e usare i miei lavori mi ha permesso di creare sinergia e sintonia da subito e mi ha regalato grandi emozioni’.

 

Queste esperienze cosa hanno insegnato dal punto di vista umano oltreché creativo?

 ‘Queste esperienze nel tempo mi hanno insegnato tanto e che essere sinceri e spontanei è la maniera di vivere in pace con il mondo’.

 

Possiede indiscutibilmente un estro naturale che ti porta a vedere in oggetti di scarto, per molti privi di “anima” e valore, quel quid che dà ispirazione alla tua vena artistica e creativa. Come nascono i tuoi teneri robottini e come sceglie per ciascuno di essi il nome di battesimo (Roseline, Olivierio, Jurij Gagarin: Cosmonauta astrostellare, Guglielmo Faro, Martha, giusto per citarne qualcuno) e la loro biografia?

Il Robot Spaziale 2018

 ‘I miei Robot nascono probabilmente dalla parte più “infantile” del mio io. Il bambino che è in noi resta per sempre presente. Ma le condizioni esterne ci obbligano nel tempo a segregarlo e lentamente a dimenticarci della sua esistenza. Io l’ho riscoperto in età adulta e con lui ho riscoperto il gioco visto dagli occhi di un adulto… e tutto questo è stato meraviglioso’.

 

Le è mai capitato di lasciare a metà l’assemblaggio di un robottino, il progetto di una installazione o la creazione di un dipinto, perchè in quel momento non è stato del tutto convinto dell’idea iniziale, per riprendere in un secondo momento e più motivato?

 ‘Sempre! Se visitassi il mio laboratorio troverebbe decine di Robottini che come dico sempre “non hanno ancora parlato”, pezzi che si sono avvicinati l’uno all’altro ma non hanno ancora preso vita. Quadri finiti ma mai firmati, oggetti a caso che ispirano altri progetti. Insomma, sì non esiste un tempo di gestazione preciso, ogni opera è un “parto” a sé’.

 

Ultimamente ha creato il robot “Italo - Il guerriero senza età”, che dallo scorso marzo è il “custode” del March, il Museo Archeologico e Numismatico di Catanzaro. Opera che suggella ancora una volta il forte legame con la città capoluogo nella quale fa ritorno spesso e nonostante da anni vive e lavora tra Torino e il mondo. Quanto è forte e qual è il legame con la sua terra natia?

 ‘Il mio legame è fortissimo. Pensi che vivo a Torino da quasi 20 anni ma non ho mai cambiato la residenza. Trovare occasioni per spendere le mie energie creative “a casa” per me non ha valore’.

 

 E’ stato poco tempo fa in Turchia - sia per diletto che per lavoro - e prossimamente inizierà un progetto a Dubai. Che cosa può anticipare? 

‘Posso dire poco… solo che una grossa cassa di legno è partita alla volta di Dubai City’.

 

Proprio perché il suo lavoro ti porta a girare e conoscere Paesi diversi, quando e perché può dire di “sentirti a casa” anche a migliaia di Km di distanza?

 ‘Guardi il mio essere “nomade”, avere una valigia sempre pronta e il passaporto nello zaino, mi porta a vivere il viaggio non come un fatto eccezionale, ma la normale consecutio del mio lavoro. Sono aperto al mondo e il mondo è aperto a me. Non ho mai studiato le lingue ma riesco a dialogare in diverse lingue straniere, sono curioso dei sapori e delle culture lontane, quindi ogni luogo per me diventa casa con un grande sorriso’.

 

Che cosa piace delle sue creature e della sua arte alle persone che conosci in giro per il mondo?

 ‘Credo la spontaneità. Io mi diverto e lo faccio con sincerità, questo arriva lontano’.

 

 Dal 2013 ad oggi i suoi robot (sono quasi 500) sono stati esposti in varie mostre in giro per l’Italia e per il mondo. Le hanno portato a collaborare con diversi brand importanti nazionali e internazionali e per i quali hai creato capsule a tiratura limitata. Proprio come ultimamente presentato alla terza edizione della fiera dedicata al cibo “Tutto Food” che si tiene a Milano, dove ha esposto le 4 nuove scatole di latta realizzate per la Liquirizia Amarelli.

Le nuove scatole limited edition, create da Massimo Sirelli per la liquirizia “Amarelli”

Sempre grazie alle sue tenere creaturine è riuscito a fare un primo passo nel mondo del cinema (i suoi robottini tutto bulloni, viti, latta e cuore sono stati scelti sia come premio a ben due rassegne cinematografiche anni fa mentre, altri, sono apparsi ultimamente nel film “Copperman”. Pellicola nella quale l’armatura indossata dal protagonista interpretato da Luca Argentero è stata creata su tue direttive). Ad oggi, in quale altro settore o progetto le piacerebbe sperimentare la sua creatività, sempre in compagnia dei suoi “amici di latta”?

 

‘Sogno il teatro e magari perché no, un lungometraggio in animazione’.

 

Qual è la persona o l’artista che l’ha influenzata nella sua professione?

 ‘Il più grande di tutti: U CIACIU’.