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Lunedì, 18 Novembre 2019

Dal 27 Luglio al 4 Agosto a Catanzaro la XVI edizione del “Magna Graecia Film Festival”. Un articolo come la sceneggiatura di un film. La novità del “Book Festival” e il leggendario Cristopher Lambert...

Se fosse la sceneggiatura di un film, il Magna Graecia Film festival non potrebbe avere inizio in una location migliore, anzi, forse è più

corretto utilizzare il termine ambientazione, dal momento che il maestro Sergio Leone, il regista romano a cui è stata dedicata la Sedicesima Edizione della rassegna (suona meglio di kermesse, vero?) cinematografica catanzarese, avrebbe odiato i tecnicismi inglesi se qualcuno glieli avesse sventolati davanti.

Cristopher Lambert

Carrellata sui personaggi, la telecamera stringe con un primissimo piano (P.P.P.) sui due protagonisti, poi si allarga con un piano americano per enfatizzare la messa in scena del duello.

Se fosse un’inquadratura, troveremmo i “duellanti” Gianvito Casadonte da una parte e Andrea Di Consoli dall’altra. Occhi negli occhi, uno di fronte all’altro. Perché quest’anno la kermesse, anzi la rassegna cinematografica, si svolge su un doppio binario come in una scena di “C’era una volta il West”, dove l’indimenticabile Charles Bronson, il pistolero che invece di chiacchierare suona l’armonica, si allontana solitario mentre l’inquadratura spazia sulla valle trasformata in un cantiere dalla ferrovia che, per l’appunto, avanza inesorabile in un sentiero selvaggio. Poche chiacchiere, dunque, che rimettono lo spazio a tanta concretezza, ma, soprattutto, ai tanti ospiti e alle tante iniziative che lasceranno il segno nell’immaginario del selvaggio ed estivo west calabrese.

Un ipotetico sottofondo musicale di Ennio Morricone indugia ed enfatizza sulla galleria dei personaggi che andranno in scena durante la manifestazione. Il vento soffia impetuoso su un programma così ricco e così intenso da portare gli spettatori a vivere un piano sequenza al cardiopalma che avrà la durata di una settimana senza stacchi di montaggio, più precisamente nella fascia pomeridiana e serale che va dal 27 Luglio al 4 Agosto 2019.

Edoardo Leo

Ecco perciò i titoli di testa, che ci introducono alle novità della manifestazione, indicando i nomi del cast tecnico e artistico; si tratta della sequenza in cui lo spettacolo ha inizio e in cui finalmente verranno svelate le persone che hanno collaborato allo sviluppo dell’opera; dal regista agli sceneggiatori, dai produttori agli interpreti e via discorrendo fino alla sequenza d’apertura. Tra gli ospiti più attesi, la madrina dell’evento Euridice Evita Axen, l’attrice Isabella Ferrari, gli attori Edoardo Leo e Valerio Mastandrea, insieme al volto “immortale” di quella leggendaria icona che risponde al nome di Cristopher Lambert. La giuria sarà presieduta da Alessandro Genovesi e si sottoporrà alle “sentenze”, come lo spietato fucile di Lee Van Cleef nel film “Per Qualche Dollaro in Più”, dei suoi membri: Chiara Francini, Edoardo Leo, Dino Abbrescia, Claudia Potenza e Paola Minaccioni. Sono invece sette le opere, come gli indimenticabili “Magnifici” del film di John Sturges, che saranno presentate durante il concorso: “L’Eroe” di Cristiano Anania (in proiezione il 27 Luglio), “L’Uomo che comprò la luna” di Paolo Zucca (28 Luglio), “Euforia” di Valeria Golino (29 Luglio), “In viaggio con Adele” di Alessandro Capitani (30 Luglio), “Ride” di Valerio Mastandrea (31 Luglio), “Drive me home” di Simone Catania (1 Agosto). Sarà invece a sorpresa – come ha annunciato il direttore artistico Casadonte – la serata del 3 Agosto, mentre in quella successiva del 4 Agosto scopriremo vinti e vincitori nella serata finale di premiazione, dove scorreranno i titoli di coda sulla kermesse, anzi sulla rassegna. Le colonne d’oro dei premiati – e non si può non sottolineare un’ennesima similitudine con “Il Colosso di Rodi”, opera prima di Sergio Leone – sono state realizzate dal maestro orafo Michele Affidato. Non mancheranno, poi, gli eventi musicali con le performance, anzi le esibizioni dal vivo, della cantautrice Levante e della youtuber (è a discrezione del lettore la traduzione di youtuber) Giulia Penna, a conferma di come questa immensa rassegna riesca, ogni anno, a coinvolgere anche le giovanissime generazioni (andrebbe contro la natura di questo articolo usare il termine millenials).

Un momento della conferenza

La musica comincia a sfumare. L’inquadratura rallenta, di nuovo, con un P.P.P. dei due protagonisti. Occhi negli occhi, uno di fronte all’altro. I pistoleri sono pronti a estrarre, con fulminea rapidità, non appena il suono del carillon segnerà l’ultimo rintocco.

È giunto il momento del cliffangher, anzi dell’espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema o nelle serie televisive, in cui la narrazione si sospende in corrispondenza di un momento caratterizzato da un colpo di scena o da una forte suspance (anzi, carica emotiva). Occhi negli occhi, uno di fronte all’altro. Ma chi sono i due protagonisti? E, soprattutto, qual è il colpo di scena?

Il direttore artistico Gianvito Casadonte da una parte, lo scrittore e giornalista Andrea Di Consoli dall’altra. Due interpreti a cui non è difficile assegnare uno spessore narrativo, se non altro per il carico di esperienza e di professionalità che essi si portano dietro. Gianvito Casadonte è un veterano che da anni cavalca le praterie dei più importanti palinsesti cinematografici italiani. Fin da giovanissimo è assistente alla regia di Riccardo Milani (nel film “Il Sequestro Soffiantini, 2002), una sorta di preludio a quella che sarà poi la sua creazione più importante: il Magna Graecia Film Festival, giunto quest’anno alla sua sedicesima edizione, e che si vanta di aver avuto, nel corso della sua storia, maestri dal calibro (come la 44 Magnum di Clint Eastwood) di Ettore Scola, Mario Monicelli, Ugo Gregoretti e Citto Maselli, soltanto per sparare, anzi citare, qualche nome. Casadonte è stato inoltre commissario per i Beni e le Attività culturali nella commissione per la cinematografia.  Ha poggiato il suo sguardo, in seguito, sulla 14esima edizione del Premio Mimmo Rotella, nel ruolo di produttore e direttore artistico. Nel 2017, Casadonte realizza uno dei suoi più grandi “Sogni” (come in un episodio dell’omonimo film di Kurosawa del 1990), ricevendo l’investitura a sovrintendente del Politeama di Catanzaro. Un bagaglio di competenze che in un duello all’americana, o in uno stallo alla messicana, farebbe impallidire chiunque. Ma non di certo il suo “antagonista” (o co-protagonista, se preferite) Andrea Di Consoli. Scrittore, giornalista e critico letterario italiano, collabora con testate letterarie quali “Il Mattino”, “Il Sole 24 ore”, e “L’Unità”. È responsabile del programma televisivo “Il Caffè di Rai 1” e, nel corso della sua carriera, ha estratto dalla fondina ben sei romanzi, tra cui è impossibile non menzionare “Lago Negro” (2005), finalista del Premio Giuseppe Berto, e “La Curva della Notte” (2008) vincitore del Premio Carlo Levi. Con la sua penna, inoltre, ha colpito dritto al cuore dei suoi lettori con alcuni saggi/inchiesta di sopraffina sensibilità: memorabile, in tal senso, “La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro” (2010) pubblicato per i tipi di Marsilio Editore.

Occhi negli occhi, uno di fronte all’altro. Due protagonisti di spessore. E un doppio binario che scorre sulla sedicesima edizione del Magna Graecia Film Festival. Il pubblico è pronto, il carillon ha appena segnato l’ultimo rintocco: il cliffangher, anzi il colpo di scena di quest’anno, è rappresentato dal Magna Graecia Book Festival. Si tratta della prima (e per il momento unica) rassegna letteraria italiana dedicata al Cinema, al Teatro, alle Arti, alle serie televisive e allo spettacolo. L’idea è quella di affiancare il Festival cinematografico “classico”, come un doppio binario, con una serie di incontri dedicati a tutti quei libri che, in qualche misura, risultino riconducibili allo spettacolo: la gente ama il cinema, ma non riflette mai su quello che c’è dietro un film. Perché per guardare un film basta un’ora, per capirlo ci vuole un po’ più di tempo.

Valerio Mastandrea

Ed ecco, allora, che sullo schermo appare la scena più attesa, quella inedita, quella che coinvolge lo spettatore, anzi il lettore, con presentazioni di libri e dibattiti con i giornalisti, dove il Book Festival promette un cast altrettanto stellare come il suo binario omonimo dedicato al cinema: dai romanzi di Andrea Purgatori (“Quattro piccole ostriche”, Harper Collins), Chiara Francini (“Un anno felice”, Rizzoli) e Marco Bonini (“Se ami qualcuno dillo”, Longanesi); dal teatro con un volume sul Politeama di Adriana Lopez (“L’Uomo, il Teatro”, Carratelli) alla saggistica con due belle monografie: una su Sergio Leone (“Quando i fuorilegge diventano eroi”, Castelvecchi) a cura del regista Italo Moscati, l’altra su Vittorio De Seta (“Banditi a Orgosolo – Il film di Vittorio De Seta”, Rubbettino) curato da Antioco Floris e che sarà accompagnato dalla cantante Vera Dragone, nipote del compianto De Seta, e da una disamina rivolta al sistema di comunicazione nazionalpopolare dell’Istituto Luce, a cura della storica Fiamma Lussana (“Cinema Educatore”, Carocci Editore). Le monografie musicali, in una sorta di immaginifico filo conduttore, saranno dedicate in larga misura alla musica rock grazie alla partecipazione del deejay radiofonico Massimo Cotto, che presenterà il volume “Rock Live”, edito da Mondadori; seguirà il bellissimo affresco “Groupie, ragazze a perdere” (Odoya) scritto dalla giornalista musicale Barbara Tomasino. Sulla scia delle vibrazioni forti si prosegue con “Come un killer sotto il sole” (Mondadori) scritto da Leonardi Colombati e dedicato all’immenso Bruce Springsteen; senza dimenticare il pregevole volume dedicato al mai dimenticato Massimo Riva, storico chitarrista di Vasco Rossi scomparso negli anni ’90, e firmato da Massimo Poggini e Claudia Riva (“Massimo Riva vive”, Baldini&Castoldi). Sempre durante la rassegna del Book Festival, andrà in scena l’attrice e comica Francesca Reggiani, con il monologo dal titolo “Sono italiana, ma voglio smettere”, da cui è stato tratto l’omonimo libro, edito da Ultra, e che raccoglie, in una lunga carrellata, i suoi monologhi più famosi e dissacranti messi in opera nel corso della sua carriera.

L’intero impianto del Book Festival, come affermato dal duo Casadonte/Di Consoli durante la conferenza, è stato reso possibile grazie alla collaborazione con la giornalista calabrese Chiara Fera, che, a soli 27 anni, ha pubblicato una monografia dedicata a un altro colosso del giornalismo italiano: il romano Pietro Citati, firma storica de “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera”, ne “Il Libro invisibile di Pietro Citati” edito da Rubbettino.

Isabella Ferrari

Il programma del Magna Graecia Film Festival è stato svelato in conferenza stampa presso il Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro ed è stato moderato dal giornalista Domenico Iozzo. Questi gli ospiti presenti: il Sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, l’Assessore Regionale alla Cultura Maria Francesca Corigliano, gli assessori comunali alla Cultura, il Vicesindaco Ivan Cardamone e il Delegato allo Spettacolo Alessandra Lobello; insieme, ovviamente, al già abbondantemente e poc’anzi menzionato duo composto da Gianvito Casadonte e Andrea Di Consoli.

Il pubblico è pronto, la trama è svelata. L’appuntamento è fissato dal 27 Luglio al 4 Agosto, nello sfavillante technicolor, azzurro di giorno e blu di prussia di sera, suggerito dai naturali colori dell’Area Portuale di Catanzaro, che, a questo punto dell’articolo e delle similitudini cinematografiche, potrebbe assurgere al ruolo di incantevole Direttore della Fotografia. Non bisogna poi dimenticarsi di ricordare che tutti gli eventi, tutte le serate, tutti gli incontri, saranno completamente gratuiti: basta tenere d’occhio il canale informativo dedicato al Magna Graecia Film Festival. E se qualcuno decidesse di sparire per una settimana e di immergersi totalmente nella manifestazione, per l’intera durata della rassegna, beh, potrebbe sempre cavarsela tirando fuori una battuta presa di pari passo da un altro capolavoro di Sergio Leone, “C’era una volta in America”, e recitata dall’indimenticabile piglio di Robert De Niro, in risposta a una incalzante domanda di Larry Rap, sulla sua presunta sparizione:

(Fat Moe, Larry Rap) «Che hai fatto in questi anni?»

(Noodles, Robert De Niro) «Sono andato a letto presto.»

Inquadratura dall’alto in uno dei più celebri finali nella storia del cinema (Il Buono, il Brutto, il Cattivo). La camera scorre sul volto di Eli Wallach, mentre impreca e si rivolge da lontano a Clint Eastwood, inquadrato di spalle, e quasi  fuori scena: «Ehi, Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima…»

La frase è interrotta dall’altrettanto celebre musica di Ennio Morricone. Titoli di coda. Fine.

 

 

Pasquale Scalise