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Mercoledì, 24 Luglio 2019

Passione, ricerca ed innovazione. Ingredienti indispensabili per una storia di successo. ‘Il Cavaliere del Lavoro’ Gianfranco Capua: “Un onore che condivido con la mia famiglia e i miei dipendenti”

È la storia di un’azienda di famiglia, quella della società ‘Capua 1880’. Da cinque generazioni presenti sul mercato nazionale e d’oltre oceano, ma soprattutto fiore all’occhiello del tessuto imprenditoriale reggino. 

Produce oli essenziali di alta qualità estratti dalla lavorazione del bergamotto (e non solo), specialità tipica della costa grecanica; agrume, sintesi di un incrocio tra limone e arancia amara. Dal 1880, in grado di coniugare tradizione ed innovazione, la famiglia Capua ha sempre proiettato il proprio sguardo al futuro, con passione, instancabile entusiasmo e senza mai sacrificare il valore identitario della Calabria. Il suo Patron, Gianfranco Capua, è stato nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘Cavaliere del Lavoro’; il riconoscimento più importante dal punto di vista istituzionale ma anche sostanziale che un imprenditore possa ricevere. Un premio al lavoro appunto, svolto con dedizione, qualità e professionalità, dagli anni ‘80 quando prese le redini dell’azienda, ad oggi, che risulta essere solidissima realtà leader indiscussa del settore, il cui prodotto se lo contendono multinazionali come Procter & Gamble e grandi griffe come Guerlain, Chanel, Dior, industrie della profumeria di lusso.

‘Capua 1880’, racchiude tutti i crismi delle grandi aziende; quelle in grado di anticipare le tendenze dei mercati, quelle in grado di crescere nonostante le difficoltà e nonostante un contesto storico non favorevole come quello che sta attraversano l’economia calabrese; quelle che si affidano alla qualità e al valore umano… quelle insomma… capaci di entrare negli annali della storia.

La società di Gianfranco Capua conta oltre 70 dipendenti e due stabilimenti: Campo Calabro, centro amministrativo, di ricerca e sviluppo, stoccaggio, controllo qualità e tecnologie di separazione molecolare; e quello di San Gregorio, luogo storico del bergamotto in Calabria dove è situato ‘Il Consorzio’, centro di produzione che si estende su 12.000 mq dedicati alla lavorazione degli agrumi italiani. Investe il 5% del fatturato in ricerca su nuove tipologie di essenze, e valorizza uno sviluppo sostenibile attraverso la tutela e il rispetto dei profili di biodiversità del territorio in cui insiste l’attività aziendale.

Il Cavalier Capua ha aperto le porte della sua azienda a Calabriaonweb.

Un riconoscimento importante, quello conferitole dal Presidente della Repubblica Mattarella, quale ‘Cavaliere del Lavoro’; che vede il suo nome accostato a quello di grandi nomi dell’imprenditoria italiana - anche loro insigniti - come Barilla, Lavazza e Bernabei. Motivo d’orgoglio ma anche di responsabilità. Come ha accolto questo prestigioso attestato?

Foto repertorio 2018

“Con onore. Un onore che condivido con la mia famiglia, i miei figli e con tutte le persone che intorno a me, hanno contribuito in passato, e tutt’oggi contribuiscono all’evoluzione di questa bellissima storia d’ impresa che nasce nel 1880 e che al momento è all’avanguardia nell’area in cui opera, e si confronta con tantissime multinazionali di grande prestigio, essendone non solo tradizionalmente fornitore di prodotti, ma partner di ricerca e sviluppo di materie delle quali ci occupiamo. Grande orgoglio anche per la mia terra, alla quale sono fortemente legato, perché ha bisogno di questi supporti d’immagine, che purtroppo, per fatti noti, molto spesso è oltraggiata”.

La nomina di ‘Cavaliere del Lavoro’ è tanto prestigiosa quanto selettiva, testimonianza del fatto che è stato riconosciuto il valore dell’azienda sotto tutti i punti di vista. Un percorso imprenditoriale virtuoso e di successo. Ma qual è il segreto del successo di ‘Capua 1880’?

Un momento della visita del Presidente Irto

“Non lo chiamerei ‘segreto’. Piuttosto la definirei ‘grande dedizione al lavoro’: occuparsi del proprio mondo con passione. Perché passione vuol dire interesse, ricerca, sviluppo, innovazione; ingredienti indispensabili per una storia di successo. Noi lo facciamo da cinque generazioni. Per essere credibili occorre la capacità di saper fondere ai propri figli gli stessi principi e gli stessi valori; anche se questo comporta difficoltà, ma è un processo fondamentale per riattivare una seconda energia proprio per dare continuità all’evoluzione e ai successi dell’azienda stessa. E forse questo è il merito che con soddisfazione, mi contraddistingue in maggior misura”.

La sua filosofia aziendale, oltre che da passione e dedizione, è contrassegnata da ricerca, sviluppo e innovazione, e un approccio costantemente proiettato al futuro. Come si fa a prevenire le sfide dei mercati piuttosto che seguirle?

“Oggettivamente questi sono termini d’uso quotidiano… azzarderei “d’abuso” quotidiano se non si contestualizzando in una proposta reale. Perché nella realtà d’oggi, non esiste una visione imprenditoriale se non persiste ricerca e se non si investe su sviluppo ed innovazione. Esse sono caratteristiche indispensabili per essere protagonisti del proprio futuro. Se mancano questi presupposti vuol dire che si è fermi, si è morti. Per scongiurare questa apatia concorrenziale, occorrono competenze ed esperienza nel settore in cui si opera, proprio per interpretarne quotidianamente le sue esigenze e attivare un confronto con i propri clienti e soprattutto con il mercato di riferimento”.   

Per lei è fondamentale il lavoro di squadra per raggiungere gli obiettivi che l’azienda si pone. In virtù di questo... che rapporto ha con i suoi dipendenti?

Gianfranco Capua e Nicola Irto

“La nostra è una grande famiglia. Siamo quasi 80 e presto saremo un centinaio, e con ogni singolo operatore ho un ottimo rapporto, nel quale riconosco sempre la qualità del lavoro fornito. Ognuno di loro, ha certamente il proprio carattere, si esprime e si confronta nel comparto di attinenza, liberamente con il proprio modo di fare, ma alla fine conta la qualità del lavoro espresso. Tutti i miei dipendenti sanno che se hanno delle esigenze, trovano sempre la porta del mio ufficio aperta per avere il tempo di discutere e per essere in condizione di dare una mano, se necessario, se possibile. Nella sostanza, con loro, c’è un dialogo costante che serve mantenere questo grande clima di una grande famiglia”.

Grandi risultati, grandi impegni e soprattutto grandi impegni di rappresentanza, anche a seguito di questo riconoscimento. Come fa a conciliare lavoro e famiglia, considerando il fatto che passa molto tempo in giro per il mondo?

“Oggi mi è più possibile rispetto a ieri, grazie alla presenza dei miei figli - Rocco e Giandomenico - che ormai hanno acquisito controllo e potere in azienda, in area e reparti dove hanno piena autorità e autonomia. Così mi sono potuto alleggerire di una serie di impegni e incombenze, che quindi mi riservo per la vita privata”.

Nel suo percorso aziendale, c’è qualcosa che non ha fatto e che avrebbe voluto fare e, viceversa, qualcosa che ha fatto e di cui si è pentito?

“Senz’altro ho fatto degli errori, come è normale e giusto che sia, ma non me ne pento, perché dagli errori ho sempre imparato qualcosa. Fin dal primo giorno dal mio impegno imprenditoriale ho cercato di maturare un orientamento positivo e propositivo, per mentalità ed approccio alla vita. Inoltre, devo ammettere, che ho sempre qualcosa in serbo nel cassetto che vorrei ancora fare…e spero di farla”.

Come immagina la sua vita a conclusione della sua esperienza imprenditoriale?

“E’ una prospettiva che prende forma nella misura in cui prende forma la crescita professionale dei miei figli. Più cresceranno loro, e più farò piccoli passi indietro. Per un motivo fondamentale: per dar loro l’adeguato spazio per operare e confrontarsi, altrimenti, lavorare tentando di imporre le mie idee o le mie iniziative sarebbe un errore strategico, perché la visione del mondo e del mercato del lavoro di un trentenne è molto difforme da quella di un sessantenne. E nel contempo, guadagnando del tempo libero per me, cercherò di dedicarlo alla mia vita privata, compensando il tempo ‘sacrificato’ in quaranta anni di attività. Fermo restando, che ove e quando sarà necessario darò sempre una mano ai miei figli”.