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Mercoledì, 24 Luglio 2019

Le virtù del Cedro. La storia di un antico agrume tra sacro e profano raccontata dal professor Franco Galiano

“Così dice il Signore Dio: Anch'io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio; lo pianterò sul monte alto d'Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all'ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta Che io sono il Signore, Che umilio l’albero alto faccio segare l’albero secco. Io il Signore, ho parlato e lo farò" .

Ez 17, 22-24

Il cedro è uno dei frutti simbolo del mediterraneo, tra gli agrumi più profumati e gustosi che crescono lungo il territorio della Riviera dei Cedri: microclima favorevole e sole ne facilitano la maturazione.

Il sacro agrume è principalmente coltivato e lavorato in Calabria, nella fascia costiera dell'Alto Tirreno Cosentino che va da Tortora a Belvedere Marittimo, con al centro Santa Maria del Cedro. Attorno alla sua figura gravitano leggende e storie quasi incantate, che nascondono una buona dose di mistero.

Un rapporto ormai consolidato quello tra il sacro agrume, Santa Maria del Cedro e la cultura ebraica, che ogni anno porta i rabbini proprio in Calabria per la festa delle capanne, conosciuta come “Sukkoth”, ed è famosa la raccolta del sacro agrume nelle cedriere della zona.

Il professor Franco Galiano, esperto conoscitore di questo agrume ma anche autore di numerose produzioni vernacolari, lo ha definito “il cibo sacro delle sirene”. Questa passione così forte per la cultura e l’identità del cedro, ha stuzzicato in lui l’idea e la voglia di divulgare tutto ciò e di fondare nel 1999 “l’Accademia Internazionale del Cedro di Calabria” che, insieme al “Consorzio del Cedro di Calabria”, favorisce la cultura e la storia del sacro agrume. Per approfondire il connubio che lega la storia del cedro a questo luogo magico, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il presidente dell’Accademia Internazionale del Cedro di Calabria, situata proprio a Santa Maria del Cedro.

Professore Franco Galiano, lei è un fedele estimatore e divulgatore del sacro agrume, che le ha permesso di rinvigorire la tradizione del cedro e portare le comunità ebraiche in Calabria per potenziare questo rapporto. Quanta cultura e memoria racchiude il sacro agrume?

“Il cedro è l’economia della nostra terra espressa in dialetto. Un frutto sacro connesso al popolo ebraico, che anche nella riviera dei cedri ha trovato la propria internazionalizzazione. Al cedro sono legati proverbi, modi di dire, e man mano che il cedro è cresciuto è stato legato sempre più alle comunità ebraiche. Un unicum che mi piace ricordare e celebrare spesso.”

Il Cedro è un agrume che ha un legame molto profondo con la religione ebraica e in particolare con l’antico testamento. Sacro e profano convivono in esso?

“Sono due facce della stessa medaglia, si può dire che vanno a braccetto. Quello del cedro con la tradizione ebraica è un legame forte e profondo. Un legame che si è rinsaldato e che oggi porta qui a Santa Maria del Cedro i cultori di questo agrume. Pensi, gli ebrei mi considerano uno scrittore loro amico, tanto da aver piantato degli alberi per me in Israele.”

Il cedro sugella un’amicizia speciale con il popolo ebraico, che da giugno a settembre porta in Calabria i rabbini per la scelta del prodotto migliore. Vogliamo parlare della storia profetica del sacro agrume?

“Il cedro ha due racconti: una storia biblica e una profana e laica. La storia laica è la più conosciuta, perché il cedro una volta raccolto e portato all’ammasso, viene poi salamoiato e candito e passa nelle pasticcerie. Negli ultimi decenni è stato usato tanto in cucina, in cosmesi e perfino nell’industria farmaceutica. L’altra storia, che vede protagonista il sacro agrume, ha una valenza religiosa, legata agli ebrei. Ogni anno vengono qui in riviera, lo scelgono, selezionano il frutto più bello e perfetto, per utilizzarlo nella festa delle capanne chiamata del Sukkoth, una delle tre feste di pellegrinaggio.  L’ebreo, tramite questa festa, chiede a Dio la remissione dei peccati non solo i propri ma di tutta l’umanità.”

Quali sono le caratteristiche del cedro perfetto? Quelle che i rabbini ricercano per celebrare la loro festa?

“Questo agrume, per essere scelto, deve essere integro. Non avere rughe, imperfezioni visibili e si deve avvicinare alla forma del cuore, perché l’ambito della festa del Sukkoth rappresenta il cuore, nel bene e nel male. Né troppo verde né troppo giallo, non deve essere macchiato…deve essere perfetto.  E questo assieme alla palma, al mirto e al salice compone il cosiddetto lulàv -il bouquet- permettendo la celebrazione della festa. Con la sua simbologia, il salice che identifica la perfidia, richiamerebbe la lingua del serpente, il mirto l’occhio femminile e la curiosità, la palma la superbia e la supponenza e il cedro simboleggia la conoscenza.”

Il Cedro oggi, identifica anche la tradizione. Come avviene la scelta del prodotto? E soprattutto, a livello di esportazione, quali sono i numeri?

“Questo frutto unico, magnifico e bello lo abbiamo solo noi in riviera. Cresce qui perché si sono create delle condizioni microclimatiche, unite al paesaggio rurale, che ben si sposano con la coltivazione di questo particolare agrume. Per quanto riguarda invece l’esportazione, sono circa quattromila i quintali esportati, l’area coltivata invece è di circa cento ettari, in crescendo.”

Dalla tavola alla cosmesi, ormai il cedro è un alimento sempre presente. Anche qui a Santa Maria, alcuni cuochi e pasticceri lo utilizzano per le loro ricette a base di cedro. Vi è un piatto tipico particolare?

“Il Cedro si sposa bene sia con i primi che con i secondi. L’essenza agrumata non solo consegna una fragranza particolare al piatto ma lo rende digeribile; la carne va benissimo con il cedro. Imbattibile e inimitabile con il pesce, perché il cedro è differente dal limone. Prendiamo una grigliata di pesce spada ornata con fettine di cedro, ha un retrogusto amarognolo, non scontato, che rispetto al classico limone acquisisce una dimensione blasonata, non usuale.”

Per quale motivo il Cedro viene denominato “il cibo sacro delle sirene”?

“Il cibo sacro delle sirene è una metafora inventata proprio da me. Perché sono stato il primo ad applicare il cedro all’arte culinaria e alla gastronomia. Ho immaginato il Genius loci: giacché siamo sul golfo di Policastro, questo è un mare legato alle mete più belle, ho voluto inserire anche le sirene. Un mito. Queste sirene, che affioravano dall’acqua, approdavano a riva e incontravano i giovani della costa, belli e muscolosi. E si ritiravano nelle calette e negli anfratti. Si univano tra di loro in intimità e questi giovani, per ringraziare le sirene del gesto d’amore, regalavano dei cedri alle incantatrici che consumavano questo cibo sacro. Che, attenzione, era pur sempre il risultato di un omaggio di amore. Un regalo che ha una accezione assolutamente positiva.”

Quest’anno, ad agosto, si terrà a Santa Maria del Cedro, il primo cedro festival. Ci anticipa qualcosa?

“A Santa Maria ,dal diciassette al venti agosto, si svolgerà questo ‘Cedro Festival’. Promozione del cedro con stand e altro. Gelato al cedro, proposte di granite e cocktail, intrattenimento e cosmesi. Il festival, in collaborazione non solo con l’accademia internazionale del cedro, ma anche con il consorzio, il GAL Riviera dei Cedri e tutti gli attori del territorio, si occuperà di promuovere in tutto e per tutto il sacro agrume. Un incontro culturale, religioso, di approfondimento e per nulla banale. Il cedro è anche cultura e cibo, non solo per la pancia ma soprattutto per la mente.”

Aurora Diletta Della Rocca