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Venerdì, 13 Dicembre 2019

"Libri e cultura, strumenti indispensabili per valorizzare la narrazione più autentica della Calabria". Intervista a Maria Francesca Corigliano

Da Giacomo Mancini come mentore alla sua esperienza al fianco del presidente Mario Oliverio che oggi guida politicamente la regione più complicata d'Italia, Maria Francesca Corigliano

si racconta e ci racconta il suo essere assessore all'Istruzione e attività culturali, forse una delle deleghe più importanti nella terra, un tempo culla del sapere ed oggi sempre più in basso nelle classifiche culturali, e che con la sua direzione istituzionale può incidere molto sul futuro dei giovani.

Assessore in una Giunta regionale, donna e lavoratrice nella politica, quanto è complicato tutto ciò?

L'assessorato all'Istruzione ed alle attività culturali in Regione è un punto di arrivo che fa parte di una storia iniziata molti anni fa, che per quanto mi riguarda è cominciata nel dicembre 1997 con il sindaco Giacomo Mancini. Non mi ero mai interessata di politica, non avevo mai militato in alcun partito, però la politica l'avevo respirata in famiglia perché mio padre è stato molto impegnato in tal senso. Giacomo Mancini cercava per la sua seconda giunta un tecnico, anzi cercava una maestra elementare. Noi ci conoscevamo per ragioni familiari e decise di nominarmi, così è nato il mio impegno nelle istituzioni con un grandissimo maestro. Ebbi la delega alla scuola e per la prima volta in Italia fu creata la delega alla Diffusione del libro e alle biblioteche. Fu un'esperienza dura perché non avevo mai fatto politica e con una personalità del livello di Giacomo Mancini poi.

Dura, ma immagino formativa.

Assolutamente sì. Ci tengo a dirlo che tutto quello che ho imparato per quanto riguarda l'amministrazione, ma anche il rapporto con il pubblico nell'amministrazione, lo devo a lui che valorizzava due cose: l'ascolto e quindi l'importanza di essere in costante udienza con le persone senza neanche fare troppe selezioni, a disposizione della gente per ascoltare; e poi il valore della comunicazione. Mancini diceva: 'Possiamo fare le cose migliori ma se non sappiamo comunicarle è come non avere fatto niente'. Infine da lui ho appreso anche l'etica dell'impegno, perché un'amministrazione richiede anche sacrificio della vita personale, privata e familiare, è un impegno che comporta totale disponibilità, non dico 24 ore su 24, ma almeno 18 su 24. Insomma, mi sono fatta le ossa, perché essere amministratore a Cosenza, un capoluogo importante e grande, significa imparare tante cose. 

Dopo questa esperienza cosa è successo?

Dopo Mancini sono stata in Giunta con Eva Catizone. Parallelamente sono stata scelta per essere il primo coordinatore provinciale del Partito Democratico che nasceva in quel momento. Ho gestito questa fase fondativa e ci tengo a dire che non è affatto vero che il Pd non è mai nato in Calabria. È nato, eravamo riusciti a portare 20 mila persone a votare per le elezioni del segretario che nel 2009 fu Franco Bruno. Poi si è affievolito piano piano l'entusiasmo dopo una serie di gestioni commissariali. Sempre nel 2009 Mario Oliverio, mi chiamò per far parte della sua Giunta provinciale con delega alla Cultura, istruzione e minoranze, il mio ambito. Cinque anni meravigliosi e dico che hanno fatto malissimo ad abolire le Province, anello di congiunzione con i sindaci, punto di raccolta delle istanze dei primi cittadini di tante comunità. In quell'occasione imparai a conoscere il presidente Oliverio per la sua trasparenza, onestà e rispetto delle persone.

In Giunta regionale arriva dopo qualche anno. Il presidente le assegna la delega che aveva tenuto per sé fino al suo arrivo. Possiamo dire che “Istruzione e cultura” qui in Calabria, considerando il territorio e le sue problematiche note a livello internazionale, è uno degli assessorati più importanti anche, forse soprattutto, per i giovani?

Intanto ci tengo a dire che lavorare di nuovo al fianco di Mario Oliverio e condividere questo suo impegno che è su scala molto più ampia mi fa enormemente piacere. Su questo secondo punto bisogna fare distinzione sul peso degli assessorati. Ci sono assessorati pesanti, nel senso che dispongono di moltissime risorse, ma poi ci sono assessorati pesanti non tanto per le risorse a disposizione, quanto per la possibilità che hanno di incidere sullo sviluppo culturale, ma anche economico di una terra. Sicuramente “Istruzione e Cultura” a cui posi si sono aggiunte anche le deleghe alla “Alta formazione e all'Università” sono deleghe che consentono di incidere in tal senso. Incardinate nella visione del presidente, caratterizzate per i primi anni da una visione precisa, cioè quella di recuperare l'identità culturale della Calabria, e lavorare moltissimo per la valorizzazione dei beni culturali, materiali e immateriali, attraverso tanti eventi creando anche delle occasioni di lavoro attraverso la cultura. Questa era la direttrice di senso su cui io mi sono incamminata che Oliverio aveva già tracciato.

Istruzione. Agli ultimi esami di maturità hanno un po' lasciato sgomenti alcune risposte come “Il fu Mattia Bazar” e simili. Lei è anche un'insegnante. Dove bisogna incidere, dov'è l'errore?

L'istruzione deve essere materia a livello Statale. Tutte le distorsioni le riconduco ad un impianto normativo e culturale che si è progressivamente depotenziato negli anni a livello centrale. Non faccio distinzioni tra Calabria, Veneto, Emilia. Credo che il sistema scuola debba essere inquadrato nella sua globalità. Non può essere questione di regionalismo. Innanzitutto è stato smantellato l'impianto della scuola primaria, che era un impianto perfetto dopo la riforma Falcucci e ci rendeva primi in Europa ed è stato progressivamente smontato dai ministri che si sono succeduti. Poi abbiamo il problema delle classi “pollaio”. Con una complessità sociale talmente elevata, dovuta anche alle forti diseguaglianze che caratterizzano la nostra società, la scuola si trova a fronteggiare i problemi che non sono solo strettamente legati all'apprendimento, ma che più complessivamente si inquadrano nella dimensione esistenziale e nell'appartenenza socio-culturale del bambino, ma anche nella sua condizione esistenziale. Ogni bambino è portatore di una condizione familiare, non solo socio-economica, ma anche affettiva e quindi nella scuola riversa tutte le sue problematiche. Questo richiederebbe la possibilità di imporre attenzione alla conoscenza reale dell'alunno e a mettere in pratica tutti gli strumenti per compensare i deficit che ci possono essere in ciascun bambino. Questo con classi di 27-28 alunni è impossibile. La scuola si perde quei bambini che non hanno a casa il supporto necessario per poter essere seguiti. Ritengo, e qualche passo devo dire la verità è stato fatto in questo ultimo anno a livello centrale, che dovremmo lavorare al tempo pieno. Un tempo pieno che veda l'alternanza funzionale delle discipline. Quindi non con doposcuola e attività da tempo libero nel pomeriggio, ma con alternanza di tutte le discipline, obbligatorio, quindi senza compiti a casa. La scuola deve essere in grado di esaurire il proprio compito di insegnamento nelle ore scolastiche. In modo che non ci siano differenze tra chi a casa ha il computer e chi no, chi ha l'insegnante per il doposcuola e chi no, chi ha il genitore acculturato ed è in grado di seguirlo e chi no. La scuola si perde molti alunni perché non è più rispondente alle esigenze dell'attualità. Noi Regione possiamo fare ben poco. Certo la politica tutta può sempre fare una assunzione di responsabilità riguardo alle politiche scolastiche a livello centrale.

Libri e festival, un bel connubio riuscito in più iniziative in Calabria. Quanto è da sprone la lettura e quanto conta nel suo assessorato, specie nella “riscoperta” di questa nuova generazione di narratori calabresi?

Il rapporto con i narratori calabresi, nasce per scelta del presidente Oliverio che ha voluto instaurare con loro una alleanza, rispettosa delle specificità di ognuno, perché l'intellettuale è libero e si pone in quanto tale, per valorizzare la narrazione più autentica della Calabria, contrastando questa rappresentazione deprimente e fasulla che viene costantemente proposta attraverso i media. Valorizzare questa seconda generazione di narratori calabresi, perché dopo Alvaro, Strati, c'è stato qualche decennio di arresto. Adesso, invece, hanno acquisito un posto nella letteratura nazionale e alcuni in quella internazionale. Per alcuni ci siamo anche preoccupati di sostenere la diffusione delle loro opere attraverso i viaggi e i rapporti con i calabresi all'estero proprio perché fossero capite le ragioni vere della Calabria, perché quello che ci interessa è che il lettore venga introdotto in una dimensione antropologica, perché da questa si riesce a leggere meglio la cultura del luogo. Per quanto riguarda la diffusione del libro è molto importante il sostegno al progetto Gutenberg, che la Regione sostiene all'interno del fondo unico Cultura e che quindi ha fatto proprio rendendolo anche un evento della Regione Calabria, che coinvolge migliaia di bambini e ragazzi. La formula vincente è l'incontro con l'autore. È importante leggere, ma anche confrontare il proprio pensiero con l'autore per trovare conferma e disconferma di quanto immaginato. È per questo che molte iniziative finanziate dal nostro Ente sono festival con al centro il libro.

Cultura e turismo, c'è fil rouge che li unisce da sempre. In Calabria un binomio che è riuscito anche a creare un indotto occupazionale. Non è vero, dunque, che di cultura non si mangia come dice qualcuno?

La mia delega è vero, contribuisce allo sviluppo del turismo attraverso due diversi assi: il primo è quello degli eventi. La Regione nell'annualità 2017/2018 ha messo circa 25 milioni di euro per i festival. Abbiamo quelli triennalizzati, che sono i più importanti e sono 13. Abbiamo gli storicizzati, con una misura minore a livello economico da 110mila euro annui e sono tanti, e poi gli eventi innovativi. Tutti questi festival hanno avuto l'obiettivo di valorizzare i beni culturali, perché i progetti devono essere incardinati nella valorizzazione di uno o più beni culturali. Questo consente di attrarre turisti attraverso l'evento, penso ad “Armonie d'Arte”, la “Primavera dei teatri”, “Invasioni” e tanti altri. Parallelamente chi viene da fuori, ma anche gli stessi calabresi, per vedere lo spettacolo, incontra per caso i beni culturali della nostra regione, quindi c'è una doppia valorizzazione, quella di attrarre turismo partendo dallo spettacolo, dal teatro, dal libro facendo incontrare loro il bene culturale. Sul secondo asse, invece, per i beni culturali c'è un investimento importante. Pochi giorni fa abbiamo chiuso la concertazione con il segretariato del Mibac per il recupero e la valorizzazione di 109 beni tra aree archeologiche, castelli, attrattori religiosi, chiese e con una attenzione alle minoranze linguistiche. Sapendo che il bene culturale se adeguatamente comunicato, se messo in condizione di essere attrattivo può stimolare molto turismo. Il problema del turismo è stato anche quello di collegamento con la Calabria ed è per questo che il presidente si è molto speso per favorire i collegamenti aerei e dal 2014, quando c'erano 8 collegamenti con le varie capitali, si è arrivati ad oggi con 52 collegamenti soprattutto nel periodo Maggio/Ottobre.

Quanto al discorso occupazione. In Calabria sappiamo che il lavoro è una difficoltà, le statistiche ci danno questo dato, però, la filiera della cultura, bisogna guardarla anche come occasione di lavoro, perché per ogni evento, e qua parliamo di centinaia di eventi, la filiera parte dalla progetto stesso, dalla direzione artistica, coinvolgimento degli artisti, le maestranze, tecnici, luci, suoni, a seconda di quello che è, grafica, stampa e tante volte anche la pubblicazione finale. Una filiera che crea opportunità di lavoro straordinarie. Non è il posto fisso, nessun ente è in grado di darlo, ma noi siamo stati in grado di creare opportunità di lavoro attraverso la cultura. Beni culturali, 72 milioni di che? Di lavoro per persone che guadagneranno per portare a compimento progetti e impegni che sono stati assunti.

Quanto è importante il lavoro e la presenza della “Film Commission” in Calabria?

La “Film Commission” è la scommessa vinta del presidente Oliverio. Quando lui è arrivato era un carrozzone clientelare in forte deficit. Il presidente ha ritenuto di dover investire sul recupero di questa opportunità per la Calabria con il risanamento del debito e la ripartenza. Sta dando grandi risultati perché non soltanto ha trasformato la Calabria in set cinematografici di produzioni importanti, ma sostiene anche le produzioni, attraverso i bandi, per registi calabresi che siano in grado di trovare giuste convergenze con produttori importanti come cofinanziatori. Il tassello che chiude bene questo recupero della “Film Commission” è la legge sul Cinema e sull'audiovisivo, su proposta del presidente, approvata in Consiglio regionale, che vede nella “Film Commission” il soggetto attuatore della legge. È un cerchio che si chiude: lo strumento normativo, che non c'era mai stato in Calabria, e un soggetto attuatore già risanato e con una propria credibilità nel mondo cinematografico.

Donna, in una Giunta a trazione femminile, però in un Consiglio composto quasi completamente da uomini, questo cosa significa per lei?

Purtroppo il deficit di presenza di genere in Consiglio c'è, perché Flora Sculco è l'unica donna. Lo sappiamo. Devo dire la verità c'era anche un deficit di candidature ed è per questo che sarebbe opportuna l'approvazione della legge in Consiglio regionale sulla parità di genere, perché se non si favorisce la candidatura femminile nella formazione delle liste è ancora più difficile, poi, avere la presenza tra le persone elette. Essere donna nominata dal presidente che ha avuto la visione di nominare quattro donne su sette assessori, invece, è sicuramente una grande soddisfazione soprattutto è un'ulteriore prova della capacità politica del presidente Oliverio, perché è vero che ognuno di noi vale per quello che è, però, è anche vero che la visione di genere in una amministrazione è necessaria.