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Giovedì, 15 Novembre 2018

Biesse, un focus sulla detenzione carceraria

L’iniziativa della Biesse è nata a seguito della tragedia di Alice Sebesta, la trentenne di origine tedesca che, a settembre di quest’anno, ha lanciato per disperazione, uccidendoli, i suoi due figli dalle scale del Nido del carcere i Rebibbia (Alice Sebasta si trovava in carcere coi suoi piccoli ed era in attesa di essere mandata agli arresti domiciliari).

La proposta di istituire a Reggio Calabria un Icam o meglio una Casa protetta al Garante nazionale e alle autorità nazionali competenti - che ha trovato pronto il Garante dei diritti dei detenuto per il comune di Reggio, Agostino Siviglia – è il frutto di un sentire comune e culturale che considera deludente, rispetto al documento finale degli Stati generali dell’esecuzione penale, la riforma dell’ Ordinamento penitenziario per come è stata varata di recente. Sotto i riflettori, la necessità di un sistema più moderno e aperto mentre allo stato attuale – secondo i relatori che sono intervenuti- la concezione carceristica continua a prevalere senza tenere nella giusta dimensione le misure alternative alla pena, la rieducazione di chi ha sbagliato e la necessità di un ambiente confortevole ai bambini. Tutto ciò a fronte di dati significativi che sono lo specchio reale della situazione e rappresentano, al di là di ogni considerazione e visione, il vero punto di ripartenza. In Italia, su una popolazione di circa 60 mila detenuti, le donne sono il 4.12 per cento, una minoranza assoluta. Dei sette mila detenuti per associazione mafiosa le donne sono appena 134; oggi, nelle carceri italiane ci sono 58 donne con 70 bambini, 31 sono straniere e dei 70 bambini sotto i tre anni di età in galera con le loro madri, 36 sono stranieri.